OPERAMONDO

 

Dans vos viviers, dans vos Útangs,
Carpes,
que vous vivez longtemps!
Est-ce que la mort vous oublie,
Poissons de la mÚlancolie.

 

UN MONDO DI LIBRI

UN LIBRO DEL MONDO

 

VAGHE.STELLE

 

 

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NAZZARENO LUIGI TODARELLO

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ANIMA CHIARA

 

UN CRAC ESISTENZIALE

 

IL MIO PEREMPTUM CREDO

 

OCCHI, CAPELLI, PELLE

 

FRATELLI DELLA NOTTE

 

BIANCO COME IL LENZUOLO

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Anima chiara, donna mia che vieni

dalle terre d’Oriente come il fuoco

del sole che al mattino per un poco

sembra bruciare, fai vani i veleni

 

del giorno e della notte, i miei osceni

artifici li termini col fioco

sussurrare: “chi se non io?”. Trasloco

nel tuo cuore per sempre. Ora di beni

 

ho pieni i ripostigli, adesso i tanti

avidi replicanti, orrido branco

di esattori arroganti, adesso non

 

pretenderanno ancora che in contanti

io paghi con il cuore, adesso con

la tua difesa mi presento al banco.

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Un crac esistenziale, bancarotta

con fraudolenta mente, dolcemente

hai riportato in pari. Io, tenente

nulla in quanto a sentimenti, interrotta

 

la rapida via di fuga, la frotta

dei creditori alle calcagna, niente

al saldo possedevo. Oscuramente

pensavo e con sollievo alla ridotta

 

risorsa dei miei anni. Con un solo

anno amoroso, mio risanamento,

hai messo i conti a posto, il tuo ruolo

 

Ŕ stato un vero commissariamento

d’urgenza del mio cuore, dal vetriolo

sfigurato, sbatacchiato dal vento.

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Il mio peremptum credo eccolo qua:

il niente preferivo alla veniente

nefanditÓ degli ultimatum. Dente

del tempo, barnum dei ricordi, fra

 

libertÓ e solitudine. Il mio ma

sei stata tu, mia dolce, col presente

del corpo inconfutabile, aderente

alle forme del perentorio “qua

 

son’io”. A perdifiato l’incolmabile

allora s’Ŕ colmato. Io artigliato

d’amore, dal mio sogno miserabile

 

alla tua quidditÓ mi sono dato.

Ora nelle tue mani un non frodabile

mio tempo vivo a te come conflato.

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Occhi, capelli, pelle, collo, amore,

niente di te mi lascia indifferente.

Labbra, seno, capezzoli, odore,

il tuo corpo Ŕ come un microambiente

 

adattissimo all’orso che io sono.

Mi sono acclimatato, cacciatore

di salmoni, goloso del tuo miele.

Annuso, raspo, scavo, le miscele

 

cercando dei  profumi tuoi, pensando

col naso e con le mani, con la mente

che non capisce come Ŕ stato, quando

 

Ŕ stato che la scorza intellettuale

s’Ŕ spaccata per il lungo lasciando

libero finalmente il mio animale.

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Fratelli della notte, replicanti

m¨tili che ai tanti ancora non morti

desideri date corpo, consorti

dell’anima, dell’io che al suo Ognissanti

 

per tempo Ŕ giunto come nei suoi porti

la invencible armada dopo i tanti

disastri e le tempeste, agli umilianti

annali consegnati, i miei torti

 

pensieri adesso lasciano quel posto

ch’Ŕ stato loro. Adesso che Ŕ rimesso

ogni peccato, anche se m’accosto

 

a quell’etÓ ch’Ŕ l’ultima, all’amplesso

m’abbandono del fausto Ferragosto

ai fuochi fatui di mia Risurresso.

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Bianco come il lenzuolo, pi¨ vibrante

del bianco del lenzuolo anche quando

il lume della notte col suo blando

chiaro lo increspa, Ŕ il tuo corpo amante

 

sotto il mio corpo. Tremi dalle piante

alle foglie, il tuo cervello Ŕ un glissando

di gioia e di paura nello sbando

dell’anima. Con le tue mani affrante

 

difendi e no l’alteritÓ dell’io

che sente che si perde, vuoi e non vuoi

scioglierti, scivolare nell’oblýo

 

del corpo unico, lÓ dove i tuoi

appigli pi¨ non trovi, dove il mio

e il tuo cuore si sfanno al folgorýo.

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HYO IN RIME D'AMORE

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2010

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