OPERAMONDO

 

Dans vos viviers, dans vos étangs,
Carpes,
que vous vivez longtemps!
Est-ce que la mort vous oublie,
Poissons de la mélancolie.

 

UN MONDO DI LIBRI

UN LIBRO DEL MONDO

 


 

PAROLE

CHE

AFFIORANO

 

 

ORIGINE VERTIGINE

 

NON SAREBBE ASPRA SFORTUNA

 

EL TANGO

 

E' SCESA UNA NOTTE ORIENTALE

 

RESTAURO DI UN TETTO

 

CERCO QUALCHE VOLTA DI IMMAGINARE

 

 VOCI

ROBERTA DE PICCOLI

H. EDUARDO ROMAN

NAZZARENO LUIGI TODARELLO

 




 

ORIGINE VERTIGINE

Voce delle cose

delle onde delle piante brusii sommessi

frammenti in quel silenzio

così la musica tra due silenzi

un primo fondamento ha il seme

che dall’origine ci appartiene

è LA PAROLA un corpo fatto

della stessa carne dell’uomo

e del mondo capogiro in movimento

una vertigine dall’invisibile

al visibile che affiora

NELO RISI

 

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NON SAREBBE ASPRA SFORTUNA

 

Non sarebbe aspra sfortuna

ricordare quanto sono infelice

se potessi dimenticare quanto sono stata felice

Ma il ricordo di alberi in fiore

ogni anno rende difficile il novembre.

Poi, un giorno, io che ho quasi avuto coraggio,

come un bambino perderò la strada

e morirò di freddo.

 

 

Emily Dickinson

TUTTE LE POESIE

Mondadori, 1997

 

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EL TANGO

 

¿Dónde estarán ?pregunta la elegía

de quienes ya no son, como si hubiera

una región en que el Ayer pudiera

ser el Hoy, el Aún y el Todavía.

 

¿Dónde estará (repito) el malevaje

que fundó en polvorientos callejones

de tierra o en perdidas poblaciones

la secta del cuchillo y del coraje?

 

¿Dónde estarán aquellos que pasaron,

dejando a la epopeya un episodio,

una fábula al tiempo, y que sin odio,

lucro o pasión de amor se acuchillaron?

 

Los busco en su legenda, en la postrera

brasa que, a modo de una vaga rosa,

guarda algo de esa chusma valerosa

de los Corrales y de Balvanera.

 

¿Qué oscuros callejones o qué yermo

del otro mundo habitará la dura

sombra de aquel que era una sombra oscura,

Muraña, ese cuchillo de Palermo?

 

¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos

se apiaden) que en un puente de la vía,

mató a su hermano el Ñato, que debía

más muertes que él, y así igualó los tantos?

 

Una mitología de puñales

lentamente se anula en el olvido;

una canción de gesta se ha perdido

en sórdidas noticias policiales.

 

Hay otra brasa, otra candente rosa

de la ceniza que los guarda enteros;

ahí están los soberbios cuchilleros

y el peso de la daga silenciosa.

 

Aunque la daga hostil o esa otra daga,

el tiempo, los perdieron en el fango,

hoy, más allá del tiempo y de la aciaga

muerte, esos muertos viven en el tango.

 

En la música están, en el cordaje

de la terca guitarra trabajosa,

que trama en la milonga venturosa

la fiesta y la inocencia del coraje.

 

Gira en el hueco la amarilla rueda

de caballos y leones, y oigo el eco

de esos tangos de Arolas y de Greco

que yo he visto bailar en la vereda,

 

en un instante que hoy emerge aislado,

sin antes ni después, contra el olvido,

y que tiene el sabor de lo perdido,

de lo perdido y lo recuperado.

 

En los acordes hay antiguas cosas:

el otro patio y la entrevista parra.

(Detrás de las paredes recelosas

el Sur guarda un puñal y una guitarra).

 

Esa ráfaga, el tango, esa diablura,

los atareados años desafía;

hecho de polvo y tiempo, el hombre dura

menos que la liviana melodía,

 

que sólo es tiempo. El tango crea un turbio

pasado irreal que de algùn modo es cierto,

el recuerdo imposible de haber muerto

peleando, en una esquina del suburbio.

 

 

JORGE LUIS BORGES

TUTTE LE OPERE

Mondadori, Milano 2012-2016

 

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PAROLE.CHE.AFFIORANO

E’ SCESA UNA NOTTE ORIENTALE

 

E’ scesa una notte orientale, si è incollata sui tetti.

Di colpo come nei presepi

da una fessura del cielo è precipitata la neve.

Davanti alla sponda del letto sfilavano silenziose le renne

contro il legno degli armadi ardevano i fuochi dei lapponi

fuori crepitavano rami e bottiglie

bruciavano alberi di natale:

legno e vetro, segreto scintillio di carte.

E’ arrivato il Capodanno.

Noi abbiamo vegliato senza fatica, semplicemente

La luna spezzava le travi, l’ombra di una calza velava il cortile,

ogni lume era spento.

Gennaio lascia nelle isole

gusci di riccio sugli scogli

e tesa luce sulle secche invernali.

Come una desolata corona di pietra

in un naufragio polare

lastre di granito e chiuse lapidi

nell’acqua e in terra

oltre il promontorio della Trinita

dentro il recinto del cimitero.

Vi chiedo coraggio: sognate con la dignità degli esuli

e non con il rancore dei malati

cancellando la visione dei muri e della neve

trasformando l’ombra sporca dei fiocchi e la sagoma scura dei gabbiani

con l’animo teso dei marinai

che ammutoliscono al sollevarsi dell’onda

e pregano

raccolti nel cesto del vento.

Un filo d’acqua scende nel lavabo

Il ghiaccio riga le finestre

ed è difficile pensare al soffio marino

e l’urtare dei carrelli

e il fischio di sirena mattutino

non contemplano nessun eroismo.

Eppure, distesi sulla misteriosa rotta dei letti

noi siamo nello stesso splendore

della marea che si placa

vicinissimi al nodo che l’acqua finalmente distende.

La nave salpa e cammina

ed è un quieto santuario.

ANTONELLA ANEDDA

RESIDENZE INVERNALI

Crocetti, Milano 1992

 

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PAROLE.CHE.AFFIORANO

BERCEUSE

 

E fatta la bella cucitura alle palpebre

dormi, bambino, dormi!

Non una goccia di sangue ti è uscita

dai cigli. Stelle enormi

galleggiano nell'aria, la tua manina

pende dal letto. Come rassomigli

al piccolo re dei Cimmerii

che dorme sulle rive del Mar Nero!

 

E adesso che hai la bella cucitura alle palpebre

dormi, bambino, in eterei

regni trasvola dove fioco è il pensiero.

Il tuo sonno è un pulcino nel suo guscio.

Io sono un passo e ti fruscio qui accanto,

io sono il ramoscello di calicanthus

nella sua brocca e bramo

la fredda aria d'inverno del tuo letargo.

 

Gli altri girino al largo

che coverò il tuo sonno nel suo uovo.

Fruste di rovo userò per straziare

il dorso dei cani randagi

che si aggirano intorno al tuo sepolcro.

 

FERNANDO BANDINI

IL MERIDIANO DI GREENWICH

GARZANTI 1998

 

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PAROLE.CHE.AFFIORANO

RESTAURO DI UN TETTO

 

Questo nostro ritorno, e soggiorno, qui a settembre avanzato

con un sole che scotta e farfalle gialle nell'aria

fiori perdutamente colorati traboccanti dalla rete metallica

degli orti in ultima maturità e spoliazione, questo

 

tuo assoldare fini artigiani anziani, in disarmo,

e farli aguzzare la vista stremare i muscoli nel

restauro difficile del tetto d'ardesia, acrobati

quieti la canizie bagnata d'azzurro, musici

 

intermittenti che le valli echeggiano tanto

è il silenzio delle ore travalicato il meriggio -

ma trattienine l'oro negli occhi innamorati ancora

così che l'opera sia compiuta nel tempo previsto

 

e tenuto lontano l'orrore del buio ammassantesi

nei viottoli a impedire le fughe anche senza speranza

poi che i ponti sono tutti in rovina

sotto stelle benigne e irremovibili -

 

e la mia docile accettazione d'una così fidente

laboriosità, d'un così attivo utilizzo

dei margini diurni ai confini della notte non sarebbe forse...

Ma non è, non è se la contraddizione della poesia

 

in progresso, il suo diniego fiammante

dura, e prolunga l'estate, insieme prepara

l'autunno e dunque piogge, malatie, riprese,

con fumi in cieli schiarentisi nei pertugi dell'ovest.

 

ATTILIO BERTOLUCCI

 Viaggio d'inverno, 1971, Opere, Mondadori, Milano, 1997

Crocetti, Milano 1992

 

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PAROLE.CHE.AFFIORANO

CERCO QUALCHE VOLTA DI IMMAGINARE

 

Cerco qualche volta di immaginare

la felicità, mia e dei morti, e mi sembra

che sia la vita. Forse perché chiare

nella luce che già un po' s'insettembra

 

sono adesso le cose e a meno amare

vertigini trascina e tanta assembra

più pazienza, più requie il declinare

del tempo è come se da queste membra

 

arse e dilaniate l'immensa salma

del mondo risorgesse in una calma

radiosa e stesse al cuore assaporare

 

l'infinito dolcissimo ritardo

del bene, e sentire l'Olona e l'Ardo

per come si chiamano risuonare.

 

GIOVANNI RABONI

OGNI TERZO PENSIERO

Mondadori, 1993

 

 

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