OPERAMONDO

 

 

Dans vos viviers, dans vos étangs,
Carpes, que vous vivez longtemps!
Est-ce que la mort vous oublie,
Poissons de la mélancolie.

 

UN MONDO DI LIBRI

UN LIBRO DEL MONDO

LATORRE.EDITORE

 

 

 

 

Paolo Silenziario

 

Come mi è dolce il tuo sorriso, amore,

 

La pelle bianca è rossa sulle guance,

 

Gettiamo, amore mio, i vestiti a terra,

 

Io bramo le tue rughe, amore mio

 

Amore mio, rubiamoli, i baci e le carezze,

 

Fino a quando vorremo celare la passione

 

Fin quando vorrete, occhi miei,

 

Con un solo capello strappato alla tua chioma

 

Stavo per dirti addio, ma son tornato indietro.

 

Ho visto gli amanti: la bocca

 

Dicono che chi è morso da un cane

 

Come la rosa non ha bisogno di corone,

 

Nelle mie mani tengo stretti i tuoi seni tondi,

 

Se anche andassi lontano più di quanto m'immagino,

 

 

Macedonio Console

 

E’ dolce l’uva nuova anche quest’anno,

 

Stella del mattino, non fare

 

Un giorno un pastore, vedendo

 

"Domani ci vedremo". Ma non viene il domani.

 

Se sguàino la spada, tu non devi temere.

 

Questa notte ho sognato che ti tenevo stretta

 

 

Marco Argentario

 

Luna dalle corna dorate, vedi

 

Il mio petto sul tuo, il tuo sul mio,

 

 

Filodemo

 

Ogni volta che oso consegnarmi

 

“Io so, mia cara, amare con passione

 

Astro notturno, tu, candida falce,

 

 

Rufino

 

Quante volte ho sperato, amore mio,

 

Se gli occhi sono d’oro, e di cristallo

 

Niente ha potuto il tempo: la bellezza

 

Tu che neghi d’amare, è il tuo corpo

 

Son forte e corazzato contro Amore.

 

Gli occhi di Era, di Atena le mani,

 

 

Dioscoride

 

Impazzisco per le labbra di rosa

 

Ti ho stesa sul mio letto, rosa chiara,

 

 

Platone

 

Ecco una mela, prendila, se vuoi,

 

 

Anonimo

 

Perché non sono vento? Quando esci

 

Colpiscimi col fuoco, con la neve, col fulmine!

 

 

Asclepiade

 

A che scopo, amor mio, vuoi risparmiare

 

E' dolce nell'estate bere la neve, è dolce

 

Sono stato al mercato e ho comprato

 

 

Meleagro

 

Mentre mi versi il vino, mia adorata,

 

E’ fiorita la rosa in giardino, è fiorito

 

Appese a questa porta, qui, corone di fiori,

 

Primule inghirlandate, narcisi soavissimi

 

Zanzare rumorose che succhiate insolenti

 

Vola vola zanzara, messaggero veloce,

 

Ape che succhi i fiori, perché tocchi la pelle

 

Notte, e mio desiderio insonne del tuo corpo,

 

Mattina, mia nemica, sei giunta troppo presto

 

Mattina, mia nemica, tu corri troppo lenta

 

Dormi, dolce mio germoglio profumato nella notte.

 

Le tre Grazie, triplice corona,

 

Sulla riva del mare fui acceso, Afrodite!

 

 

Agazia Scolastico

 

Se ami, non mostrare le tue pene apertamente.

 

Prendi il plettro e la cetra, ragazza, e gareggia

 

Anche se non amo il vino,

 

Questo splendente velo voglio darti, mia sposa,

 


PAOLO SILENZIARIO


 

Come mi è dolce il tuo sorriso, amore,

come dolci le stille dei tuoi occhi!

Ieri piangevi, così, senza perché,

con la testa appoggiata alla mia spalla.

Baciavo le tue lacrime, sorgenti

come da fresca fonte, le tue lacrime

bagnavano le nostre bocche unite.

“Piangi, perché?” ti chiesi. “Ho paura”,

rispondesti, “che tu mi lasci, voi

non siete che spergiuri, voi altri uomini”.

 


 

La pelle bianca è rossa sulle guance

gli occhi ancora ardenti di desiderio,

i capelli disfatti sul lenzuolo

e tutte le tue membra sciolte. Amore,

la nostra gara notturna è finita

con la vittoria di entrambi, ti ho stretta

in abbracci instancabili, ora volo

più in alto di ogni gioia! E’ possibile

che la voglia infinita che ti brucia

si consumi soltanto ora per me?

 


 

Gettiamo, amore mio, i vestiti a terra,

e confondiamo, nudi, i nostri corpi.

Niente resti tra noi, neanche un velo,

che mi parrebbe un muro insormontabile.

Il tuo petto contro il mio, e le labbra

attaccate… Le altre cose ricopra

il lenzuolo pudìco del silenzio.

 


 

Io bramo le tue rughe, amore mio

più del fiore succoso delle giovani.

I tuoi seni pesanti come frutti

desidero, non quelli alti e dritti.

Meglio il tuo autunno che la primavera,

meglio il tuo caldo inverno che l’estate.

 


 

Amore mio, rubiamoli, i baci e le carezze,

e le cose rischiose e amabili insieme

della dea dell'amore. Nascondersi è bello,

sfuggire all'occhio vigile dei vecchi. Come i letti

segreti son più dolci di quelli conosciuti!

 


 

Fino a quando vorremo celare la passione

e lanciare l'uno all'altra arse occhiate furtive?

Diciamo apertamente che amore ci possiede.

E se qualcuno ardisse pensare di spezzare

i dolcissimi nodi che sciolgono ogni pena,

rimedio per entrambi non sarà che la spada.

Per noi val più morire che vivere divisi.

 


 

Fin quando vorrete, occhi miei,

succhiare il nettare d'amore?

Fin quando avrete l'audacia

di bere la pura bellezza?

Fuggiamo lontano, via, subito!

Nella bonaccia offrirò

libagioni ad Afrodite.

Se anche là sarò in preda

all'assillo d'amore, gelide

lacrime versate, castigo

ben meritato, perché vostra

è tutta la colpa del fuoco.

 


 

Con un solo capello strappato alla tua chioma

mi hai legate le mani come ad un prigioniero.

Ho riso dapprincipio, convinto che potevo

spezzare facilmente le catene d'amore.

Ora vedo: non posso liberarmi da solo,

e piango e mi tormento nella morsa dei ceppi.

Io, tre volte infelice, sono appeso a un capello.

Tu sei la mia padrona, mi porti dove vuoi.

 

 

 

Stavo per dirti addio, ma son tornato indietro.

Ritiro la parola e ti resto vicino.

Temo la lontananza più che la notte amara

del fiume Acheronte. Per me sei come il giorno,

ma il giorno è silenzioso, mentre la tua parola

è canto di sirene. Ad essa resta appesa

ogni dolce speranza che nutro dentro l'anima.

 


 

Ho visto gli amanti: la bocca

succhiava la bocca dell'altro

con infinita avidità,

mai sazi, ma desiderando

di penetrare il più possibile

nell'anima l'uno dell'altra.

La passione che non dà tregua

li portava, univano ancora

i loro corpi nella fame

del sangue. E' più facile sciogliere

l'intreccio dei rami di vite

che sciogliere quei corpi amanti

dall'abbraccio tenero e stretto.

Tre volte felice, mia cara,

chi è avvolto in queste catene.

Noi bruciamo, invece, lontani.

 


 

Dicono che chi è morso da un cane

vede nell'acqua il muso atroce.

Amore mi ha morso coi denti

rendendo smanioso il mio cuore.

Io, la tua immagine che adoro,

la vedo nell'acqua del mare,

nei fiumi sereni, nel calice

che colmi di limpido vino.

 


 

Come la rosa non ha bisogno di corone,

così anche tu, mia divina, puoi andare libera

da ricche vesti, da pietre e preziosi diademi

che la tua pelle liscia e luminosa sconfigge.

No, neanche l'oro ha il fulgore dei tuoi capelli,

liberi al vento. E la grazia dello zaffìro,

che nel suo cuore ha il fuoco splendente dell'India,

cede ai tuoi occhi, se lanciano sguardi d'amore.

Nelle tue labbra di rugiada, nei tuoi soavi

seni armoniosi sta la cintura d'Afrodite.

Tutto mi piace di te, ma soprattutto gli occhi,

in cui sfavilla una dolcissima speranza.

 


 

Nelle mie mani tengo stretti i tuoi seni tondi,

sulla tua bocca si posa la mia bocca avida

e come un folle divoro il tuo candido collo,

ma non sei mia, ancora non sei mia: bramo

il dolce letto che tu mi rifiuti. Afrodite

non ti possiede che per metà, l'altra metà

la tiene stretta Atena, in mezzo io mi consumo.

 


 

Se anche andassi lontano più di quanto m'immagino,

Amore con le ali mi porterà da te.

Con l'alato pensiero ti seguirò in Oriente,

dove sorge l'aurora che ha il tuo stesso colore.

E se vedrai arrivare un dono dal profondo

del mare, è Afrodite che te lo manda, accettalo

perché tu la sconfiggi col tuo corpo adorabile.

 

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Macedonio Console


 

E’ dolce l’uva nuova anche quest’anno,

ma chi, nella vendemmia, elogia i grappoli,

dimentica il pregio dei vitigni.

Io ho te, braccia di rosa, vendemmio

il tuo amore, non pensando agli affanni.

Non aspetto primavera, l’estate

è già qui, è carica di dolcezze.

Sii giovane per tutto il tempo, cara,

e se le rughe arriveranno, io

le saprò sopportare col mio amore.

 


 

Stella del mattino, non fare

violenza all'amore. Se Ares,

che ha il cuore feroce, non ama

i dolci convegni d'amore,

tu almeno, che sei a lui vicina,

ritarda il tuo passo d'Oriente.

Così, nella notte che tarda,

potrò soddisfare a piacere

il mio desiderio. Ti prego:

rallenta il cammino, procedi

come fai tra i Cimmeri.

 


 

Un giorno un pastore, vedendo

il pianto di Nìobe, stupì

che versasse lacrime una roccia.

Ma chi è padrona del mio cuore

non ha pietà di me, che tutta

questa atra notte lunghissima

ho pianto un torrente di lacrime.

Come roccia è il tuo cuore, eppure

lo sai anche tu che la causa

del dolore mio e di Nìobe

è la stessa: l'amore.

 

 

 

"Domani ci vedremo". Ma non viene il domani.

Il ritardo si accresce: ormai è un'abitudine.

Questa è dunque la grazia che accordi al desiderio?

Elargisci il piacere ora a questo ora a quello

e rifiuti sdegnosa la mia devozione.

"Ti vedrò questa sera". Quando è sera per te?

Quando sarai una vecchia ricoperta di rughe?

 


 

Se sguàino la spada, tu non devi temere.

Ti giuro, amore mio, non voglio fare niente

alla bella Afrodite, ma mostrare che Ares,

anche il dio della guerra, sa piegarsi ai voleri

della morbida dea. Questa spada mi guida

nel mio desiderio. Mi ci vedo riflesso,

bello perché ti amo. Ma se tu mi dimentichi

mi servirà a morire.

 


 

Questa notte ho sognato che ti tenevo stretta

a me, tra le mie braccia, donna tutta sorriso.

Mi concedevi tutto, lasciavi che la mano

ansiosa ti frugasse. Però Amore mi ha teso

un agguato notturno: ha interrotto il mio sonno

e l'incanto è finito.

 

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Marco Argentario


 

Luna dalle corna dorate, vedi

cosa mi succede? Stelle lucenti,

che il mare Oceano accoglie nel suo grembo,

vedete, la mia dolce se n’è andata!

Mi ha lasciato solo e non riesco

a ritrovarla, quella strega. Ma

continuerò a cercarla, manderò

alla sua caccia i segugi d’argento,

i miei cani d’amore.

 


 

Il mio petto sul tuo, il tuo sul mio,

le tue labbra premute sulle mie,

ai corpi intrecciati sia testimone

la silenziosa lampada sul tavolo.

 

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Filodemo


 

Ogni volta che oso consegnarmi

alle tue braccia, di notte o di giorno,

so che apro la porta dell’abisso.

Gioco la mia vita ai dadi, lo so.

Ma non serve saperlo. E’ un temerario

l’amore, e mi trascina, e non conosce

della mia paura neanche l’ombra.

 


 

“Io so, mia cara, amare con passione

chi m’ama e anche mordere chi morde.

Non irritarmi, sai che t’amo troppo!”.

Così scrivevo. Tu, indifferente

all’ira delle Muse, davi ascolto

alle parole come alle onde

dello Ionio. Ora soffri a tua volta,

grida come un cane, piangi, io riposo

sul seno della mia Naiade bella.

 


 

Astro notturno, tu, candida falce,

amica delle vigilie festive,

fai luce alla mia bella coi tuoi raggi.

Chi ama è degno di farsi vedere

anche dagli immortali, dunque celebra

con il tuo chiaro il nostro amore, come

accese Endimione il tuo cuore.

 

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Rufino


 

Quante volte ho sperato, amore mio,

di averti nel mio letto e possedere

tutta la notte il tuo corpo dolcissimo.

Ora sei qui, tutta nuda, ma il cuore

è preso dal sonno, è sfinito. Sveglia,

mio povero cuore, che fai? Quando

un’uguale fortuna ti ricapita?

 


 

Se gli occhi sono d’oro, e di cristallo

le guance, se la bocca è come rosa

di porpora e se il collo è luminoso,

pieni i seni e chiari i piedi d’argento,

non importa se una spina biancheggia

tra i capelli, farò finta di niente.

 


 

Niente ha potuto il tempo: la bellezza

della tua prima età non è sfiorita.

Le grazie non invecchiano, il sorriso

del tuo sguardo divino brucia ancora

e le rose del seno sono intatte.

 


 

Tu che neghi d’amare, è il tuo corpo

che, trafitto da mille frecce, grida

d’amore. Il passo incerto, il respiro

affannato, gli occhi pesti son tutti

segni del desiderio. Tu, Afrodite

dalla bella corona, brucia il cuore

della dolce ribelle finché dica:

brucio, brucio d’amore.

 


 

Son forte e corazzato contro Amore.

Ho indossato a difesa la ragione.

Non mi sconfiggerà anche se lui

è un dio e io un misero mortale…

ma se verranno in due, se uniranno

le forze Amore e Bacco, io non potrò

tutto solo sconfiggerli.

 


 

Gli occhi di Era, di Atena le mani,

il seno di Afrodite e le caviglie

di Teti. E’ felice chi ti guarda,

chi ti ascolta è beato, un semidio

chi t’ama e come un dio si sentirà

l’uomo che accoglierai nelle tue braccia.

 

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Dioscoride


 

Impazzisco per le labbra di rosa

e le dolci parole che mi struggono,

parole vestibolo della bocca.

Impazzisco per gli occhi, le pupille

che brillano sotto le ciglia folte

e sono reti per prendere il cuore.

Impazzisco per la coppia dei candidi

seni, li desidero, dolci più

della corolla di ogni fiore.

 


 

Ti ho stesa sul mio letto, rosa chiara,

e ho vissuto immortale tra i tuoi fiori.

Mi hai stretto forte tra le gambe lisce

per correre la corsa dell’amore.

Ah, languore degli occhi, come foglie

che tremano nel vento scintillando,

ah, il tuo corpo fremente, fino a quando

esaurimmo le forze e ci fermammo

con le membra allentate.

 

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Platone


 

Ecco una mela, prendila, se vuoi,

in cambio della tua verginità.

Se non vuoi, prendila lo stesso,

ma ricorda per quanto poco tempo

dura la giovinezza.

 

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Anonimo


 

Perché non sono vento? Quando esci

all’aperto, potrei spogliarti il seno

e riempirti del mio soffio. Perché

non sono porpora di rosa? Tu

mi prenderesti in mano per far cambio

col il tuo seno candido di neve.

 


 

Colpiscimi col fuoco, con la neve, col fulmine!

Gettami nell'abisso delle onde o del monte!

Non teme nulla chi è sfinito d'amore!

 

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Asclepiade


 

A che scopo, amor mio, vuoi risparmiare

la tua verginità? Non è scendendo

tra i morti d’Acheronte che si trova

il piacere d’amore. E’ tra i vivi

che ci si fa quel dono, nella morte

tutti staremo in terra, ossa e cenere.

 


 

E' dolce nell'estate bere la neve, è dolce

a chi è in mare d'inverno vedere la Corona

che promette bel tempo. Ma è più dolce ancora

quando un solo lenzuolo ricopre i due amanti

che celebrano insieme i riti di Afrodite.

 


 

Sono stato al mercato e ho comprato

tre sgombri piccolini e dieci muggini,

e ventiquattro gamberi contati

uno per uno, e poi ho preso anche

sei corone di rose. Così, fatta

la spesa, non mi resta che aspettarti.

 

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Meleagro

 

 

Mentre mi versi il vino, mia adorata,

dimmi il tuo nome a bassa voce, mescola

il liquore e la parola dolcissima

con cui ti chiamo.

 

Con i fiori di ieri poi incorona

il tuo capo, che sono profumati

di memoria. Guarda: piange la rosa

da te lontana.

 


 

E’ fiorita la rosa in giardino, è fiorito

il narciso che vuole la pioggia, è fiorito

in montagna anche il giglio. Ma tu, amore mio,

fiorisci, dolce rosa della persuasione,

qui vicino. Voi prati siete sciocchi a vantarvi:

il profumo di lei val più dei vostri fiori.

 


 

Appese a questa porta, qui, corone di fiori,

e non scuotete troppo in fretta i vostri petali

che una pioggia ha bagnato di lacrime d’amore.

Ma quand’ella aprirà, allora rovesciate

sul suo capo il mio pianto, sui suoi biondi capelli.

 


 

Primule inghirlandate, narcisi soavissimi

insieme con il mirto e coi gigli ridenti,

legherò con il croco, con le rose amorose,

perché sulla tua fronte che profuma di fiori

una corona adorni la chioma luminosa.

 


 

Zanzare rumorose che succhiate insolenti

il sangue degli uomini, mostri notturni alati,

ve ne prego, lasciate dormire la mia bella.

Ecco qui le mia membra: saziatevi di esse.

Ah maledette, parlo invano, queste bestie

si godono il tepore del suo morbido corpo.

Andate via, bestiacce, smettetela alla fine

o proverete i colpi delle mani gelose.

 


 

Vola vola zanzara, messaggero veloce,

sfiora appena l’orecchio di lei che dorme, dille

che non posso dormire e che mi struggo mentre

lei riposa tranquilla, non pensando che l’amo.

Va dunque, vola, insetto armonioso e parla

piano piano al suo orecchio. Non svegliare, ti prego,

chi dorme insieme a lei. Temo la gelosia.

Se tu la porti qui, ti vestirò di pelle,

ti metterò la clava in mano, come Ercole.

 


 

Ape che succhi i fiori, perché tocchi la pelle

della mia amata, e lasci le corolle dei prati.

Lo so, forse vuoi dirmi che anche amore punge

con l'ago dolceamaro che fa soffrire l'anima.

Ma io ti dico: vai, già conosco a mie spese

quello che tu vuoi dirmi.

 


 

Notte, e mio desiderio insonne del tuo corpo,

lacrimosa tortura di crepuscoli ambigui!

Qualche residuo serbi d'amore e qualche bacio,

lì, nel tuo freddo letto? Ricordi ancora il caldo

del nostro amore e i baci, e stringi forte al seno

la mia ombra che viene nel buio ad ingannarti?

O hai un nuovo amore? Lampada che dal tavolo

hai visto i nostri giochi, che tu non veda mai

altre lotte d'amore! Vigila, nel silenzio,

controlla la ragazza che io ti ho affidata.

 


 

Mattina, mia nemica, sei giunta troppo presto

al mio letto. M'ero appena scaldato

sul corpo di chi amo. Ah, potessi tornare

indietro qualche ora, così almeno

sarebbe ancora ieri.

 


 

Mattina, mia nemica, tu corri troppo lenta

ora che un altro gode nel suo letto.

Quando tenevo io la bella tra le braccia

subito arrivavi con la tua luce,

lieta della mia pena.

 

 

 

Dormi, dolce mio germoglio profumato nella notte.

Ah, posarmi come il sonno con le ali sui tuoi occhi,

sui capelli, sulla bocca

e aspirarti l'anima.

 

Questo amore mio selvaggio, questo amore che non dorme,

se n'è andato via volando dal mio letto: è un ragazzo

che sa correre lucente

nella notte tenera.

 

Se n'è andato nella notte per raggiungerti, adorata,

per posare, mentre dormi, sulle labbra profumate,

sui tuoi occhi, sui capelli,

dei miei baci i petali.

 


 

Le tre Grazie, triplice corona,

il tuo letto circondano, amor mio.

Una ha infuso al tuo corpo il desiderio,

la grazia ti ha donato la seconda,

la terza la parola che persuade.

E' felice tre volte quella donna

a cui Afrodite ha ornato il letto,

la Persuasione in persona il discorso

e Amore la dolcezza dello sguardo.


 

Sulla riva del mare fui acceso, Afrodite!

La ragazza nuotava, tra le tue onde, nuda.

Il suo corpo bagnato versò carboni ardenti

nel mio cuore assetato. Mentre io naufragavo

coi piedi sulla sabbia, la più bella approdava

carezzata dai flutti. Ora tocco il suo corpo,

caldo di desiderio, nel mare del suo letto.

 

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Agazia Scolastico


 

Se ami, non mostrare le tue pene apertamente.

Se l'anima si sente abbandonata, sola,

tu ostenta fierezza, tieni alta la fronte,

siano avari i tuoi occhi. Le donne son così:

odiano la superbia, ma si prendono gioco

di chi ispira pena. Metti un poco d'orgoglio

nelle tue pene e sappi trattenere le suppliche.

Solo così sarai un amante perfetto.

 


 

Prendi il plettro e la cetra, ragazza, e gareggia

col suono di Tersicore. Irrompi con la voce

nel regno di Melpomene, musa della tragedia.

Anche Paride, il biondo, darebbe a te la palma

se ci fosse una gara tra te e Afrodite.

Ma su di noi silenzio, che non si accorga Diòniso

e frema per l'invidia della mia dolce Arianna.

 


 

Anche se non amo il vino,

tu puoi ubriacarmi, se vuoi.

Bevi per prima, le tue labbra

baceranno il liquore, poi

passami la coppa che porta

il bacio alla mia bocca: grazia

per il mio cuore innamorato.

 


 

Questo splendente velo voglio darti, mia sposa,

che è intessuto di ricami dorati. Posalo

sui tuoi capelli, che copra le spalle e che il seno,

il seno candido, ne sia tutto avvolto e protetto.

Lo indosserai finché sarai ragazza, ma

pensa al futuro letto nuziale e al germogliare

dei nostri figli. Così potrò donarti un velo

tutto trapunto di pietre e un'argentea cintura.

 

 

Voce Nazzareno Luigi Todarello

 

 

 

 

ESPANSIONI

 

VAGHE.STELLE

 

 

 

 

56 POESIE D'AMORE

DAL LIBRO V

DELLA ANTOLOGIA PALATINA

LATORRE EDITORE 2020

 

 

 

Nazzareno Luigi Todarello

 

 

CORSO DI DIZIONE

(con espansione audio online)

LATORRE EDITORE 2020

 

 

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