Fortuna del melodramma
Nel periodo
barocco è il melodramma la forma trainante dello spettacolo italiano.
Musica, balletto e scenografia sono al centro dell'interesse del pubblico. La
drammaturgia italiana, oppressa da una situazione politica di asservimento, ha
un lungo periodo di crisi, mentre Francia e Spagna producono grandi capolavori.
Ma in tutta Europa il teatro si occupa soprattutto della meraviglia
scenografica, coreografica e musicale, considerando il testo scritto poco più di
un pretesto per allestimenti esotici. Segno di ciò sono le lunghe e dettagliate
didascalie di cui gli autori di commedie e di tragedie corredano le loro opere:
“Maddalena sarà sollevata da terra con ingegno sotterraneo alquanto in alto, e
in quell’istante duo angioletti di qua e di là la sosterranno: e nello stesso
momento il teatro deserto asprissimo apparir dovrà". (Giovan Battista Andreini,
Maddalena lasciva e penitente). Gli intermezzi coreografici e scenografici, che
nel tardo Cinquecento dilettavano il pubblico sempre più raffinato tra un atto e
l’altro della ormai consunta commedia, ora hanno conquistato il campo. Il
melodramma costituisce il nuovo modello teatrale italiano in Europa e raggiunge
vertici altissimi con Claudio Monteverdi, di cui ci restano purtroppo solo tre
opere:
Orfeo (1607),
Ritorno di Ulisse in patria
(1641) e
L'incoronazione di Poppea
(1642).