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TEATROMONDO
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L'Azienda Teatrale
ha deciso di applicare alla lettera il regolamento e di non
accogliere la richiesta di Elisabetta di frequentare il Laboratorio.
Pare che ciò sia dovuto soprattutto al fatto che ci sono altri che
vorrebbero frequentare e non ne hanno i requisiti. Debora e Manuela,
che non erano presenti la volta scorsa, oggi ci sono, per cui il
gruppo di oggi dovrebbe essere quello definitivo. Siamo in nove:
Romano, Antonio, Giuseppe, Mario, Gianni, Manuela, Debora, Maria,
Betty.
Gigi legge gli
appunti della seduta precedente. Di tanto in tanto lo interrompiamo
per precisare alcuni punti, senza peraltro correggere molto. Alla
fine approviamo il testo, che diventa così la prima pagina del
nostro diario collettivo.
Prendiamo a
parlare di Artaud. Gigi ci dà alcune informazioni introduttive.
Veniamo così a sapere tra l'altro che Artaud ha passato parecchi
anni della sua vita in clinica psichiatrica, ma che questa sua
follia non gli ha impedito di scrivere pagine sul teatro che lo
pongono tra i fondatori del teatro contemporaneo. Leggiamo il
secondo manifesto del Teatro della Crudeltà:
'Dichiaratamente o
no, coscientemente o no, ciò che in fondo il pubblico cerca
nell'amore, nel delitto, nelle droghe, nella guerra o
nell'insurrezione è uno stato poetico, una trascendente esperienza
vitale. Il Teatro della Crudeltà è nato per restituire al teatro una
appassionata e convulsa concezione di vita; ed in questo senso di
violento rigore e di estrema condensazione degli elementi scenici,
va intesa la crudeltà sulla quale si fonda. Questa crudeltà, sanguinosa se necessario, ma non di proposito, si
identifica dunque con una sorta di severa purezza morale che non
teme di pagare la vita al prezzo cui deve essere pagata.
I. IL CONTENUTO
cioè soggetti e
temi da trattare: Il Teatro della Crudeltà sceglierà temi e soggetti che corrispondano
all'agitazione e all'inquietudine tipiche della nostra epoca. Non intende lasciare al cinema il compito di svelare i miti
dell'uomo e della vita moderna. Ma lo farà in un modo esclusivamente
suo: vale a dire, opponendosi alla frana economica, tecnica e
utilitaristica del mondo, rimetterà in circolo i grandi problemi e
le grandi passioni essenziali che il teatro moderno ha nascosto
sotto la vernice dell'uomo pseudocivilizzato. Questi temi saranno cosmici, universali, interpretati secondo i
testi più antichi, tratti dalle antiche cosmogonie, la messicana,
l'indù, l'ebraica, la persiana ecc. Rinunciando all'uomo psicologico, ai caratteri e ai sentimenti ben
delineati, si rivolgerà all'uomo totale, non all'uomo sociale
sottomesso alle leggi e deformato dalle religioni e dai precetti. E nell'uomo terrà conto non soltanto del recto ma altresì del verso
dello spirito; la realtà della fantasia e dei sogni apparirà sullo
stesso piano della vita. Inoltre i grandi sconvolgimenti sociali, i conflitti fra i popoli e
fra le razze, le forze naturali, l'intervento del caso, il
magnetismo della fatalità si manifesteranno sia indirettamente - nei
movimenti e nei gesti di personaggi saliti alla statura di dei, di
eroi o di mostri, a dimensioni mitiche - sia direttamente - sotto
forma di manifestazioni naturali raggiunte con nuovi mezzi
scientifici. Gli dei, gli eroi, i mostri, le forze cosmiche e naturali, saranno
interpretate secondo le immagini dei più antichi testi sacri e delle
vecchie cosmogonie.
II. LA FORMA
Inoltre, essendo
appagata con il ritorno ai miti primitivi la necessità del teatro di
ritemprarsi alle fonti di una poesia eternamente appassionata e
sensibile anche per la parte più arretrate e più distratte del
pubblico, affideremo allo spettacolo, e non al testo, il compito di
materializzare e soprattutto di rendere attuali gli antichi
conflitti; in altri termini i temi saranno portati direttamente
sulla scena e materializzati in gesti, movimenti ed espressioni,
prima di essere filtrati in parole. Rinunceremo alla superstizione teatrale del testo e alla dittatura
dello scrittore. Ci riallacceremo così all'antico spettacolo popolare, tradotto e
percepito direttamente dallo spirito senza le deformazioni del
linguaggio e l'impaccio della parola. Contiamo di fondare il teatro prima di tutto sullo spettacolo e
nello spettacolo introdurremo una nozione nuova dello spazio,
utilizzato su tutti i piani possibili e a tutti i gradi della
prospettiva, in profondità e in altezza, e a questa nozione verrà ad
aggiungersi un'idea particolare del tempo congiunta a quella del
movimento. In un dato momento, al massimo numero possibile di movimento
affiancheremo il maggior numero possibile di immagini fisiche e di
significati, collegati ai medesimi movimenti. Le immagini e i movimenti non saranno usati soltanto per il piacere
esteriore degli occhi e delle orecchie, ma per quello più segreto e
più profittevole dello spirito. Così lo spazio teatrale verrà utilizzato non soltanto nelle sue
dimensioni e nel suo volume, ma, se così si può dire, nel suo
substrato. L'accavallarsi delle immagini e dei movimenti condurrà, mediante la
collusione di oggetti, silenzi, grida e ritmi, alla creazione di un
autentico linguaggio fisico fondato sui segni e non più sulle
parole. Non bisogna dimenticare che in questa quantità di movimenti e di
immagini colti in un dato momento includiamo tanto il silenzio e il
ritmo, quanto una certa vibrazione e una certa agitazione materiale,
prodotta da oggetti realmente utilizzati e da gesti realmente
compiuti. Si può dire insomma che alla creazione di questo
linguaggio teatrale puro presiederà lo spirito degli antichi
geroglifici. Qualunque pubblico popolare è sempre stato ghiotto di espressioni
dirette e di immagini; la parola articolata, le espressioni verbali
esplicative interverranno in tutte le parti chiare e decisamente
lucide dell'azione, quella in cui la vita riposa e interviene la
coscienza. Ma le parole, oltre che nel senso logico, saranno usate anche in un
senso incantatorio, veramente magico - non soltanto, cioè, per il
loro significato, ma anche per la forma e per loro emanazioni
sensibili. Le impressionanti apparizioni di mostri, le orge di dei e di eroi,
le plastiche rivelazioni di forze, gli esplosivi interventi di una
poesia e di un umorismo intesi a sconvolgere e polverizzare le
apparenze, secondo il principio anarchico e alogico di ogni poesia
autentica, troveranno infatti la vera magia solo in un'atmosfera di
suggestione ipnotica, dove lo spirito viene toccato mediante una
pressione diretta sui sensi. Mentre nell'odierno teatro digestivo i nervi, cioè una certa
sensibilità psicologica, vengono deliberatamente trascurati,
abbandonati all'anarchia individuale dello spettatore, il Teatro
della Crudeltà intende riproporre tutti gli antichi e sperimentati
mezzi magici atti a raggiungere la sensibilità. Tali mezzi, che consistono in intensità di colori, di luci, di
suoni, che utilizzano la vibrazione, il tremolio, la ripetizione sia
di un ritmo musicale come di una frase parlata, che ricorrono alla
tonalità o all'alone espressivo di una luce, possono raggiungere
pieno effetto solo attraverso l'uso di dissonanze. Ma anziché limitare queste dissonanze all'orbita di un solo senso,
le faremo passare da un senso all'altro, da un colore a un suono, da
una parola a una luce, da una trepidazione di gesti a una tonalità
piana di suoni ecc. Così composto e così costruito, lo spettacolo, grazie alla
soppressione della scena, si estenderà alla sala intera del teatro
e, partito dal suolo, si arrampicherà sui muri mediante leggere
passerelle, avvolgerà fisicamente lo spettatore, lo terrà in una
atmosfera ininterrotta di luce, di immagini e di rumori. La scena
sarà costituita dai personaggi stessi, cresciuti fino alle
dimensioni di giganteschi fantocci, e da paesaggi di luci mobili,
agenti su oggetti e maschere in continuo spostamento. E, come nello spazio non esisterà punto che non sia occupato, così
non vi saranno pause né zone vuote nello spirito e nella sensibilità
dello spettatore. In altre parole, fra vita e teatro verrà abolito
ogni taglio netto e ogni soluzione di continuità. Chiunque abbia
visto girare anche una sola scena di un film, capirà esattamente
cosa intendiamo dire. Vogliamo avere a disposizione, per uno spettacolo teatrale, gli
stessi mezzi materiali - luci, comparse, risorse d'ogni genere - che
vengono quotidianamente dissipati in pellicole sulle quali tutto ciò
che vi è di attivo e di magico in una simile dovizia viene
irrimediabilmente perduto'.
Gigi spiega e
commenta frase per frase. "Artaud, dice, va frequentato a lungo e
con esperienza teatrale alle spalle, per poterne capire la portata
straordinaria".
Concetti
essenziali: - Artaud concepisce il teatro come "vita intensificata", cioè come
continua ricerca di uno "stato poetico", un'esperienza
trascendentale, diversa e migliore (nel senso di più 'vitale') della
vita quotidiana dominata dai principi della economicità.
- Artaud vuole per
il teatro un linguaggio specifico, tutto suo, che non subisca il
dominio del cinema. Gigi dice che tutta la ricerca teatrale del
Novecento fa sua questa necessità di ricerca del linguaggio
assolutamente teatrale, che non abbia complessi di inferiorità nei
confronti del linguaggio cinematografico, che è un medium
completamente diverso. Ci porta come esempio lo spettacolo di
Gabriele Vacis 'La storia di Romeo e Giulietta', che tutti abbiamo
visto, come risultato notevole di questa ricerca.
- Artaud vuole che
lo spettatore sia avvolto dallo spettacolo. Nell'allestimento della
sua tragedia 'I Cenci' per esempio provò un effetto 'quadrifonico'
ponendo agli angoli in fondo alla platea delle campane che a un
certo punto suonavano a tutta forza. Tutto lo spazio intorno allo
spettatore deve essere 'agito' dagli attori, con passerelle ecc.
Crolla la divisione tra palcoscenico e platea. Lo spettacolo turbina
intorno allo spettatore. Lo spazio scenico deve essere saturo,
l'attenzione dello spettatore continuamente sollecitata fino a
portarlo all'ipnosi.
- L'attore è una
specie di sciamano, un guaritore, che apre al pubblico una finestra
sul flusso vulcanico della vera esistenza, che è istinto alogico,
sentimento del tempo e del cosmo, emozione totale. Artaud vuole che
l'attore sia in grado di trasformare lo spettacolo in una specie di
seduta magica, in cui lo spettatore, guarito dal suo io economico,
assiste a storie fantastiche di dei e di eroi, che vivono le
passioni essenziali dell'umanità.
Gigi mette in
evidenza quanto Oriente ci sia in tutto ciò, sia dal punto di vista
della percezione del mondo e dell'uomo, sia dal punto di vista
tecnico della preparazione dell'attore che deve essere anche
ballerino e cantante, come appunto capita nei teatri orientali
classici.
Durante la lettura
ci sono stati alcuni interventi con richieste di chiarimenti e
domande, per esempio sul rapporto tra Artaud e la psicanalisi, tra
Hesse e la 'scoperta' dell'Oriente da parte degli artisti dei primi
decenni del secolo, ecc. Manuela vede un nesso tra la catarsi
aristotelica e il valore 'curativo' attribuito da Artaud allo
spettacolo. Betty accenna ai rapporti tra musica e teatro.
Parte pratica. Rilassamento: "Liberate i muscoli delle mascelle... della fronte...Abbandonate
la respirazione. Rilassate i muscoli del torace... Cercate di
avvertire l'attrazione terrestre che vi tiene aderenti al terreno
senza nessuno sforzo da parte vostra. ...". Gigi prova a sollevare
il braccio di alcuni di noi e lo trova troppo leggero. Dal cervello
è partito l'impulso di aiutare Gigi a sollevare il braccio.
L'esercizio di rilassamento non è facile come sembra. Il braccio
dovrebbe avere un certo peso. Gigi continua a girare tra di noi che siamo ancora coricati:
"Seguendo le intuizioni di Artaud potremo tentare di disegnare una
geografia dei sentimenti. Decidere dove, in che parte del nostro
corpo abita quella emozione e dove quell'altra. Potrebbe essere
possibile così 'risvegliare' quel sentimento, quella emozione,
agendo sulla parte del corpo in cui sappiamo che è dislocata.
Provate a immaginare che il sentimento della paura, cioè l'ansia,
l'incertezza del futuro ecc., abiti nello stomaco. Cercate di
sentire il sentimento come un qualcosa di materiale, di fluido, che
riposa, raggrumato, nello stomaco... agite sui muscoli dell'addome,
risvegliate, fluidificate la paura e fatevene pervadere... la paura
si spande per tutto il vostro corpo come un liquido... sentìtelo...
la respirazione si modifica... si modifica il tono muscolare
generale... ora decidete che la paura deve ritornare ad
addormentarsi nello stomaco. E' un gioco e voi siete i padroni del
gioco e prendete le decisioni: i sentimenti ubbidiscono". Durante
l'esercizio alcuni di noi hanno visibilmente modificato il ritmo
della respirazioni, altri meno, non è facile immaginare con tanta
forza di essere pervasi da un sentimento da subire delle conseguenze
sui ritmi fisici. Respirazione diaframmatica da coricati. Filo d'aria lungo e sottile
che sale verso il soffitto. Riscaldamento della voce. L'esercizio è finito, vi rialziamo un po' intontiti. Ci vuole
qualche minuto per riprendere coscienza dello spazio intorno.
Inizia il lavoro a
coppie. Il lavoro ha come scopo la consapevolizzazione di alcuni
elementi base (sguardo, spinta, spostamento) già trattati nella
lezione scorsa. Ci sono alcune richieste di chiarimento sul lavoro
da fare. Si formano le coppie, diverse da quelle della volta
precedente. Alcuni trovano subito la concentrazione e lavorano
(Mario e Debora, per esempio, provano varie posizioni e
atteggiamenti reciproci verificandone gli effetti sullo sguardo.
Betty e Maria si avvicinano e si allontanano, si girano intorno, si
fermano si fissano: c'è contatto). Altri non hanno ben chiaro cosa
devono fare, si distraggono, ridono, fanno molte domande. Gigi
propone loro esercizi alternativi.
Leggiamo la prima
battuta del Filottete. Inizia Romano.
(Interprete di
Filottete con maschera di clown) Dal tempo che il destino ci ha assegnato Indietro vi portiamo nel passato Quando ogni uomo all'uomo era rivale La vita un rischio e il pestaggio usuale. Confessiamolo subito: è fatale che la storia non abbia una morale. Qui non si esaltano i valori
umani. Chi vuol lezioni è bene si allontani. (Si aprono le porte della sala)
Signori attenti, (Le porte si richiudono: il clown toglie la maschera. La sua testa è
un teschio) non potrà allietarvi
La storia che qui
andiamo a raccontarvi.
Gigi chiede perché
secondo noi i versi sono così infantili, con le rime baciate della
filastrocca. Manuela: "Perché è un clown". Gigi: "Perché Müller ha affidato questa battuta proprio a un
clown?". Antonio: "La maschera del clown nasconde il teschio però". "Questo è
il grottesco" dice Mario. Altri interventi. Gigi accenna alla
dialettica, modo di vedere di ogni realtà gli aspetti contrastanti,
tipica del teatro brechtiano, da cui il teatro mülleriano prende le
mosse. La commistione tra comico e tragico, la coesistenza sulla
stessa faccia d'attore della maschera del clown e del teschio sono
quasi l'emblema del teatro mülleriano che è nello stesso tempo
tragico e grottesco. Siamo tutti d'accordo sul fatto che occorre una
dizione straniata, non psicologica, senza patos emotivo. Ci
proviamo. Debora e Antonio trovano buone soluzioni. Debora con
dizione forte e tagliente. Antonio unendo a una dizione impetuosa
uno sguardo irridente. Su invito di Gigi, Manuela recita la battuta
come un vero clown. Ognuno dà soluzioni diverse. Finiamo con la
lettura e la discussione della cronaca della lezione fatta da
Giuseppe. |
Importanza di
Artaud.
Secondo
Manifesto del Teatro della Crudeltà:
teatro come
vita concentrata;
crudeltà come
severa purezza morale;
teatro del
nostro tempo;
teatro-cinema:
l'uomo economico e le passioni essenziali;
rinuncia alla
psicologia;
grandi temi
sociali, naturali e divini;
autonomia dello
spettacolo dal testo;
teatro della
crudeltà come teatro popolare;
lo spazio
dilatato;
il tempo
determinato dal movimento;
spiritualità
del teatro della crudeltà;
il linguaggio
fisico del teatro della crudeltà;
il teatro
magico raggiunge lo spirito tramite i sensi ipnotizzati.;
il teatro
digestivo trascura i nervi;
tecniche
incantatorie;
sinestesia,
cioè sollecitazione contemporanea di più sensi;
la scena
totale;
risorse
tecniche.
Analisi del
Secondo Manifesto del Teatro della Crudeltà:
vita
intesificata;
linguaggio
specifico;
coinvolgimento
totale dello spettatore;
attore come
guaritore;
Artaud e
l'Oriente.
Training:
rilassamento e respirazione;
esercizi
artaudiani: geografia dei sentimenti;
il sentimento
della paura come fluido materiale;
diaframma;
voce;
lavoro sul
contatto;
Analisi del
testo. Prologo del Filottete di Heiner Müller:
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