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La storia dell'Opera

DAFNE

DI JACOPO PERI

 LA TRAMA

Prologo. Ovidio presenta l'exemplum su cui verte lo spettacolo: mostrare 'quanto sia (...) periglio / la potenza d'Amor recarsi a vile'.

Scena prima. Pastori e ninfe lamentano la persecuzione di un''orrida belva' che infesta i campo e le selve, e invocano il soccorso divino. Apollo 'mette mano a l'arco e saetta il Pitone': torna la pace nei prati e nei boschi e il coro scioglie un inno di ringraziamento al dio.

Scena seconda. Amore è schernito da Apollo, a sua volta messo in guardia da Venere contro i rischi del 'pargoletto, ignudo e cieco'. Amore promette di vendicarsi e Venere si allontana prudentemente dal figlio, poiché quando è irato è meglio non stargli vicino. Il coro commenta la potenza di Amore e i casi di giovani trasformati in fiori perché perdutamente innamorati.

Scena terza. Apollo si imbatte nella ninfa Dafne e ne rimane folgorato, ma la ragazza è solo interessata a cacciare una fiera; non lo degna di uno sguardo e lo respinge con un secco rifiuto: 'Altri che l'arco mio / non vo' compagno: addio'.

Scena quarta. Amore racconta alla madre l'innamoramento di Apollo. Commento del coro.

Scena quinta. Un nunzio racconta il prodigio accaduto: Dafne, inseguita da Apollo, ha pregato gli dei di salvarla dall'importuno maschio violentatore, ed è stata trasformata in pianta di alloro.. Apollo, 'confuso d'orrore e di pietate, / restò per lungo spazio immobil sasso'.

Scena sesta. Si avanza il dio, che intona un lamento e dichiara sacro l'alloro, pianta le cui foglie cingeranno 'i bei cigni di Dirce e i sommi regi'. Il coro finale commenta l'accaduto riportando il ragionamento su un tono di medietas e di sana morale 'umana': altro che alloro, se mai - dice il coro - dovessi darmela a gambe di fronte a un vero amante, possa io essere trasformato in erbaccia, cibo di greggi e armenti!

 

 

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