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Nel mezzo del cammino

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INFERNO, XVIII 115-136

 

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E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,                  
vidi un col capo sì di merda lordo,
che non parëa s'era laico o cherco.

Quei mi sgridò: "Perché se' tu sì gordo
di riguardar più me che li altri brutti?".
E io a lui: "Perché, se ben ricordo, 

già t' ho veduto coi capelli asciutti,
e se' Alessio Interminei da Lucca:
però t'adocchio più che li altri tutti". 

Ed elli allor, battendosi la zucca:
"Qua giù m' hanno sommerso le lusinghe
ond'io non ebbi mai la lingua stucca". 

Appresso ciò lo duca "Fa che pinghe",
mi disse, "il viso un poco più avante,
sì che la faccia ben con l'occhio attinghe 

di quella sozza e scapigliata fante
che là si graffia con l'unghie merdose,
e or s'accoscia e ora è in piedi stante. 

Taïde è, la puttana che rispuose
al drudo suo quando disse "Ho io grazie
grandi apo te?": "Anzi maravigliose!". 

E quinci sian le nostre viste sazie".

 

Dante Alighieri

(Firenze 1265 - Ravenna 1321)

INFERNO, XVIII 115-136

 

Voce Nazzareno Luigi Todarello

 

 


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