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Nel mezzo del cammino

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PURGATORIO, II 70-123

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E come a messagger che porta ulivo       

tragge la gente per udir novelle, 

e di calcar nessun si mostra schivo, 

 

      così al viso mio s'affisar quelle 

anime fortunate tutte quante, 

quasi obliando d'ire a farsi belle. 

 

      Io vidi una di lor trarresi avante 

per abbracciarmi con sì grande affetto, 

che mosse me a far lo somigliante. 

 

      Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto! 

tre volte dietro a lei le mani avvinsi, 

e tante mi tornai con esse al petto. 

 

      Di maraviglia, credo, mi dipinsi; 

per che l'ombra sorrise e si ritrasse, 

e io, seguendo lei, oltre mi pinsi. 

 

      Soavemente disse ch'io posasse; 

allor conobbi chi era, e pregai 

che, per parlarmi, un poco s'arrestasse. 

 

      Rispuosemi: «Così com'io t'amai 

nel mortal corpo, così t'amo sciolta: 

però m'arresto; ma tu perché vai?». 

 

      «Casella mio, per tornar altra volta 

là dov'io son, fo io questo viaggio», 

diss'io; «ma a te com'è tanta ora tolta?». 

 

      Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio, 

se quei che leva quando e cui li piace, 

più volte m'ha negato esto passaggio; 

 

      ché di giusto voler lo suo si face: 

veramente da tre mesi elli ha tolto 

chi ha voluto intrar, con tutta pace. 

 

      Ond'io, ch'era ora a la marina vòlto 

dove l'acqua di Tevero s'insala, 

benignamente fu' da lui ricolto. 

 

      A quella foce ha elli or dritta l'ala, 

perņ che sempre quivi si ricoglie 

qual verso Acheronte non si cala». 

      

E io: «Se nuova legge non ti toglie 

memoria o uso a l'amoroso canto 

che mi solea quetar tutte mie doglie, 

 

      di ciò ti piaccia consolare alquanto 

l'anima mia, che, con la sua persona 

venendo qui, è affannata tanto!». 

 

      Amor che ne la mente mi ragiona 

cominciò elli allor sì dolcemente, 

che la dolcezza ancor dentro mi suona. 

 

      Lo mio maestro e io e quella gente 

ch'eran con lui parevan sì contenti, 

come a nessun toccasse altro la mente. 

 

      Noi eravam tutti fissi e attenti 

a le sue note; ed ecco il veglio onesto 

gridando: «Che è ciò, spiriti lenti? 

 

      qual negligenza, quale stare è questo? 

Correte al monte a spogliarvi lo scoglio 

ch'esser non lascia a voi Dio manifesto». 

 

 

Dante Alighieri

(Firenze 1265 - Ravenna 1321)

PURGATORIO, II 70-123

 

Voce Nazzareno Luigi Todarello

 

 

 


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