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Sommario

Nel_mezzo_del_cammino

Catullo 55 poesie

Borges Antologia lirica

Leopardi Antologia lirica

 

 

 

NAZZARENO LUIGI TODARELLO

(Novi Ligure, 1949)

 

 

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Anima chiara, donna mia che vieni
dalle terre d’Oriente come il fuoco
del sole che al mattino per un poco
sembra bruciare, fai vani i veleni

del giorno e della notte, i miei osceni
artifici li termini col fioco
sussurrare: “chi se non io?”. Trasloco
nel tuo cuore per sempre. Ora di beni

ho pieni i ripostigli, adesso i tanti
avidi replicanti, orrido branco
di esattori arroganti, adesso non

pretenderanno ancora che in contanti
io paghi con il cuore, adesso con
la tua difesa mi presento al banco.

 

 

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Un crac esistenziale, bancarotta
con fraudolenta mente, dolcemente
hai riportato in pari. Io, tenente
nulla in quanto a sentimenti, interrotta
 
la rapida via di fuga, la frotta
dei creditori alle calcagna, niente
al saldo possedevo. Oscuramente
pensavo e con sollievo alla ridotta
 
risorsa dei miei anni. Con un solo
anno amoroso, mio risanamento,
hai messo i conti a posto, il tuo ruolo
 
è stato un vero commissariamento
d’urgenza del mio cuore, dal vetriolo
sfigurato, sbatacchiato dal vento.

 

 

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Il mio peremptum credo eccolo qua:
il niente preferivo alla veniente
nefandità degli ultimatum. Dente
del tempo, barnum dei ricordi, fra
 
libertà e solitudine. Il mio ma
sei stata tu, mia dolce, col presente
del corpo inconfutabile, aderente
alle forme del perentorio “qua
 
son’io”. A perdifiato l’incolmabile
allora s’è colmato. Io artigliato
d’amore, dal mio sogno miserabile
 
alla tua quiddità mi sono dato.
Ora nelle tue mani un non frodabile
mio tempo vivo a te come conflato.

 


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Occhi, capelli, pelle, collo, amore,
niente di te mi lascia indifferente.
Labbra, seno, capezzoli, odore,
il tuo corpo è come un microambiente
 
adattissimo all’orso che io sono.
Mi sono acclimatato, cacciatore
di salmoni, goloso del tuo miele.
Annuso, raspo, scavo, le miscele
 
cercando dei  profumi tuoi, pensando
col naso e con le mani, con la mente
che non capisce come è stato, quando
 
è stato che la scorza intellettuale
s’è spaccata per il lungo lasciando
libero finalmente il mio animale.


 

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Fratelli della notte, replicanti
mùtili che ai tanti ancora non morti
desideri date corpo, consorti
dell’anima, dell’io che al suo Ognissanti
 
per tempo è giunto come nei suoi porti
la invencible armada dopo i tanti
disastri e le tempeste, agli umilianti
annali consegnati, i miei torti
 
pensieri adesso lasciano quel posto
ch’è stato loro. Adesso che è rimesso
ogni peccato, anche se m’accosto
 
a quell’età ch’è l’ultima, all’amplesso
m’abbandono del fausto Ferragosto
ai fuochi fatui di mia Risurresso.


 

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Bianco come il lenzuolo, più vibrante
del bianco del lenzuolo anche quando
il lume della notte col suo blando
chiaro lo increspa, è il tuo corpo amante
 
sotto il mio corpo. Tremi dalle piante
alle foglie, il tuo cervello è un glissando
di gioia e di paura nello sbando
dell’anima. Con le tue mani affrante
 
difendi e no l’alterità dell’io
che sente che si perde, vuoi e non vuoi
scioglierti, scivolare nell’oblìo
 
del corpo unico, là dove i tuoi
appigli più non trovi, dove il mio
e il tuo cuore si sfanno al folgorìo.

 

 

RIME D'AMORE PER HYO IN, latorre editore 2010

 

Voce Nazzareno Luigi Todarello

 

 

 


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