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Catullo 55 poesie

Borges Antologia lirica

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Nel mezzo del cammino

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INFERNO, I

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1.  1       Nel mezzo del cammin di nostra vita

 1.  2    mi ritrovai per una selva oscura

 1.  3    ché la diritta via era smarrita.

 

 1.  4      Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

 1.  5    esta selva selvaggia e aspra e forte

 1.  6    che nel pensier rinova la paura!

 

 1.  7      Tant'è amara che poco è più morte;

 1.  8    ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,

 1.  9    dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

 

 1. 10      Io non so ben ridir com'i' v'intrai,

 1. 11    tant'era pien di sonno a quel punto

 1. 12    che la verace via abbandonai.

 

 1. 13      Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,

 1. 14    là dove terminava quella valle

 1. 15    che m'avea di paura il cor compunto,

 

 1. 16      guardai in alto, e vidi le sue spalle

 1. 17    vestite già de' raggi del pianeta

 1. 18    che mena dritto altrui per ogne calle.

 

 1. 19      Allor fu la paura un poco queta

 1. 20    che nel lago del cor m'era durata

 1. 21    la notte ch'i' passai con tanta pieta.

 

 1. 22      E come quei che con lena affannata

 1. 23    uscito fuor del pelago a la riva

 1. 24    si volge a l'acqua perigliosa e guata,

 

 1. 25      così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,

 1. 26    si volse a retro a rimirar lo passo

 1. 27    che non lasciò già mai persona viva.

 

 1. 28      Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,

 1. 29    ripresi via per la piaggia diserta,

 1. 30    sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.

 

 1. 31      Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,

 1. 32    una lonza leggiera e presta molto,

 1. 33    che di pel macolato era coverta;

 

 1. 34      e non mi si partia dinanzi al volto,

 1. 35    anzi 'mpediva tanto il mio cammino,

 1. 36    ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.

 

 1. 37      Temp'era dal principio del mattino,

 1. 38    e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle

 1. 39    ch'eran con lui quando l'amor divino

 

 1. 40      mosse di prima quelle cose belle;

 1. 41    sì ch'a bene sperar m'era cagione

 1. 42    di quella fiera a la gaetta pelle

 

 1. 43      l'ora del tempo e la dolce stagione;

 1. 44    ma non sì che paura non mi desse

 1. 45    la vista che m'apparve d'un leone.

 

 1. 46      Questi parea che contra me venisse

 1. 47    con la test'alta e con rabbiosa fame,

 1. 48    sì che parea che l'aere ne tremesse.

 1  49      Ed una lupa, che di tutte brame    

 1. 50    sembiava carca ne la sua magrezza,

 1. 51    e molte genti fé già viver grame,

      

 1. 52      questa mi porse tanto di gravezza

 1. 53    con la paura ch'uscia di sua vista,

 1. 54    ch'io perdei la speranza de l'altezza.

 

 1. 55      E qual è quei che volontieri acquista,

 1. 56    e giugne 'l tempo che perder lo face,

 1. 57    che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;

 

 1. 58      tal mi fece la bestia sanza pace,

 1. 59    che, venendomi 'ncontro, a poco a poco

 1. 60    mi ripigneva là dove 'l sol tace.

 

 1. 61      Mentre ch'i' rovinava in basso loco,

 1. 62    dinanzi a li occhi mi si fu offerto

 1. 63    chi per lungo silenzio parea fioco.

 

 1. 64      Quando vidi costui nel gran diserto,

 1. 65    «Miserere di me», gridai a lui,

 1. 66    «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

 

 1. 67      Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,

 1. 68    e li parenti miei furon lombardi,

 1. 69    mantoani per patria ambedui.

 

 1. 70    Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,

 1. 71    e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto

 1. 72    nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

 

 1. 73      Poeta fui, e cantai di quel giusto

 1. 74    figliuol d'Anchise che venne di Troia,

 1. 75    poi che 'l superbo Ilion fu combusto.

 

 1. 76      Ma tu perché ritorni a tanta noia?

 1. 77    perché non sali il dilettoso monte

 1. 78    ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

 

 1. 79      «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte

 1. 80    che spandi di parlar sì largo fiume?»,

 1. 81    rispuos'io lui con vergognosa fronte.

 

 1. 82      «O de li altri poeti onore e lume

 1. 83    vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore

 1. 84    che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

 

 1. 85      Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;

 1. 86    tu se' solo colui da cu' io tolsi

 1. 87    lo bello stilo che m'ha fatto onore.

 

 1. 88      Vedi la bestia per cu' io mi volsi:

 1. 89    aiutami da lei, famoso saggio,

 1. 90    ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».

 

 1. 91      «A te convien tenere altro viaggio»,

 1. 92    rispuose, poi che lagrimar mi vide,

 1. 93    «se vuo' campar d'esto loco selvaggio:

 

 1. 94      ché questa bestia, per la qual tu gride,

 1. 95    non lascia altrui passar per la sua via,

 1. 96    ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

                                                       

 1. 97      e ha natura sì malvagia e ria,

 1. 98    che mai non empie la bramosa voglia,

 1. 99    e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

 

 1.100      Molti son li animali a cui s'ammoglia,

 1.101    e più saranno ancora, infin che 'l veltro

 1.102    verrà, che la farà morir con doglia.

 

 1.103      Questi non ciberà terra né peltro,

 1.104    ma sapienza, amore e virtute,

 1.105    e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

 

 1.106      Di quella umile Italia fia salute

 1.107    per cui morì la vergine Cammilla,

 1.108    Eurialo e Turno e Niso di ferute.

 

 1.109      Questi la caccerà per ogne villa,

 1.110    fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,

 1.111    là onde 'nvidia prima dipartilla.

 

 1.112      Ond'io per lo tuo me' penso e discerno

 1.113    che tu mi segui, e io sarò tua guida,

 1.114    e trarrotti di qui per loco etterno;

 

 1.115      ove udirai le disperate strida,

 1.116    vedrai li antichi spiriti dolenti,

 1.117    ch'a la seconda morte ciascun grida;

 

 1.118      e vederai color che son contenti

 1.119    nel foco, perché speran di venire

 1.120    quando che sia a le beate genti.

 

 1.121      A le quai poi se tu vorrai salire,

 1.122    anima fia a ciò più di me degna:

 1.123    con lei ti lascerò nel mio partire;

 

 1.124      ché quello imperador che là sù regna,

 1.125    perch'i' fu' ribellante a la sua legge,

 1.126    non vuol che 'n sua città per me si vegna.

 

 1.127      In tutte parti impera e quivi regge;

 1.128    quivi è la sua città e l'alto seggio:

 1.129    oh felice colui cu' ivi elegge!».

 

 1.130      E io a lui: «Poeta, io ti richeggio

 1.131    per quello Dio che tu non conoscesti,

 1.132    acciò ch'io fugga questo male e peggio,

 

 1.133      che tu mi meni là dov'or dicesti,

 1.134    sì ch'io veggia la porta di san Pietro

 1.135    e color cui tu fai cotanto mesti».

 

 1.136      Allor si mosse, e io li tenni dietro.

 

Dante Alighieri

(Firenze 1265 - Ravenna 1321)

INFERNO, I

 

Voce Nazzareno Luigi Todarello

 

 

 


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