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Santa Maria dei Frari
San Giacomo all'Orio

 
 

 

 

 

 

 

 

 

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Stazione 1 - Santa Maria dei Frari

 

Cara, ora che la nostra storia, senza grandi dolori e senza pianto ma come l'estate che va verso un autunno tiepido, sta per finire, sento il desiderio di soddisfare la tua richiesta, espressa in tempi meno tristi, nel pieno della passione, di scriverti un vademecum, un insieme di consigli che possano essere utili al tuo lavoro. E' giunto il tempo. Non so se quanto scriverò ti sarà davvero utile. A dire il vero non so neanche se questo inizio avrà un seguito, né se il tutto si chiuderà davvero con l'offerta. Non ho mai messo nero su bianco i 'principi' del mio lavoro. Quelle norme, quelle regole, come chiamarle?, che, tu mi dicevi, sono chiarissime a chi mi guarda lavorare, ma che a me non sono per niente chiare. Ogni volta che mi è stato chiesto qualcosa a proposito mi sono sempre sentito imbarazzato a rispondere, intimidito. Non era reticenza, come molti hanno creduto. O desiderio di mantenere i segreti della professione. Semplicemente non mi sono mai fermato a pensare in termini teorici e generali il mio lavoro. Ho sempre fatto tutto come un falegname che costruisce sedie pensando a chi si siederà, senza porsi problemi di statica. O un muratore. O un architetto medievale digiuno di matematica. Ma forse ora è tempo. L'addio a cui tra poco inevitabilmente arriveremo (davvero non te ne sei accorta?) mi mette in una condizione favorevole, nello stato d'animo del riepilogo. E forse anche l'età, che ahimè non è più verde. Penso che per i più non sia salvezza, ma tu forse troverai giovamento, un piccolo importante impulso, un input positivo in qualche momento triste che verrà. Io approfitto di te. Davvero se mi accingo a questo tentativo di ordinare e dare un senso a decenni di attività creativa, è per una coincidenza di situazioni, delle quali il nostro amore morente e la tua richiesta sono le più attive. Esattamente un anno fa, quando ancora post coitum non mi prendeva tristitia, prima del tuo viaggio in America, mi chiedesti qualcosa di me, da portarti in viaggio, qualcosa, dicesti, che tu hai toccato più volte, hai maneggiato, che conservi il tuo tocco, un po' della tua vita. Vivesti quell'accendino da pipa come un viatico, più di un portafortuna. Io mi stupii della concretezza simbolica di quella tua emozione. Il vento è forte, devo tirare su il cappuccio perché non mi voli via il borsalino, e stringere le cordicelle. Mi appoggio al muro per resistere alla visione: Santa Maria dei Frari nel cielo rosso, nella bora tagliente. Non è una esagerazione: è visione. Emerge dai tetti, cancellando lo spazio che li divide, alta, nobile, spigoli e forme nette nella bolla d'aria vitrea. E' il primo incontro. Vacilla la capacità di godere. I sensi vaneggiano, ondeggiano liberi. Perché possiamo davvero illuderci che la vita sia qualcosa di più che la rappresentazione degli atomi. Lo spettacolo che le particelle di energia ogni secondo mettono in scena per ingannarci? La nostra vanità può arrivare a negare questa evidenza? L'uomo è l'unico animale con un cervello fatto in modo tale da non consentirgli di vivere e basta. Deve anche 'capire', rendersi conto di se stesso. E per capire deve guardarsi vivere. La 'coscienza' passa attraverso la rappresentazione.

 

 


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