OPERAMONDO

portale di cultura teatrale

Opera

TEATROMONDO

 NLOM

MODACOSTUME

vaghe.stelle

LTE


Home ] La storia dello spettacolo ] Le  parole del teatro ] I maestri ] Lo specchio del mondo ] Diario di lavoro ] Diario veneziano ]


Su
Santa Maria dei Frari
San Giacomo all'Orio

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 TEATROMONDO

 

 

 

 
Stazione 2 - San Giacomo all'Orio

 

Nei miei pellegrinaggi veneziani ho la sensazione di essere giunto a un punto finale. Non alla fine di tutto: ma a una fine, a un punto di riepilogo, a un sommario di un pezzo di vita lungo. Nella piazza di San Giacomo dell'Orio inizio a scrivere, senza averlo programmato, questo trattatello di teatro. Per te. Non sono stato mai tanto vicino a mia madre come quando mi disse: sai, ieri mi sono svegliata di soprassalto, ho sentito il profumo del mio paese, credevo di non ricordarlo più, e invece. Soffrire di follia e non sapere scrivere è questa è la punizione. Saggezza e stupidaggine quasi sempre si sfiorano. Allunghi un po' la mano e tocchi l'altro. Venezia e il teatro hanno in comune che è tutto fatto a mano, regni dell'artigianialità: piccolo e prezioso, perché conserva il segno del lavoro umano: il Cinema sta al teatro come i grattacieli di vetro a Venezia. Col passare del tempo superficie ed essenza finiscono per coincidere. Questa è la leggerezza di Shakespeare e di Verdi. Tutto il mondo è burla. Medusa estranea riuscirò mai a possederti? Venezia non è futuro e giovinezza, ma passato che sfuma nella nebbia, presente fragile come un fiore nella fanghiglia, titanic che aspetta il suo iceberg finale Venezia cammina sulle acque. E intanto sopra San Michele Tiepolo dipinge per me, "tra l'isole dell'aria migrabonde". Davanti alla Scuola grande di San Rocco una scolaresca francese è seduta sui gradini del ponte. Sono spossati dal camminare e dal disinteresse. La guida con il suo microfono parla al deserto: l'école n'est pas une école pour apprendre… Dalla affollata via San Leonardo a sinistra per il ghetto. Improvviso vuoto e silenzio. E' ora di pranzo. Rumore di forchette e piatti dalle finestre delle case alte. Vicino al ponte dai parapetti di legno il rumore di qualcuno che batte chiodi dentro un'asse di legno. Nel campo del ghetto Nuovo si continua a sentire il martello. La facciata più alta del campo è in restauro. Una bambina dai capelli biondo chiaro corre dietro a un colombo e lo fa volare via di qua e di là. Una turista ferma in mezzo consulta una cartina in pieno sole. Il suo compagno apre lo zaino che lei ha sulle spalle, tira fuori una bottiglia di plastica e beve, appoggiandosi coi due gomiti allo zaino. Dal muro basso dell'orto della Casa israelitica di riposo viene il canto di un fringuello, pulito. I colpi del martello sulla testa dei chiodi che affondano sembra che vadano a tempo. Il teatro fa male. dicono spesso. E credo che ognuno lo dice pensando a qualcosa di diverso. Credo anch'io che il teatro fa male. L'abitudine a vedere in modo eccessivo la realtà dietro i simboli genera dolore psichico. Percepire ogni cosa nella pienezza del suo significato è faticoso, ma non puoi esimerti. Lavoriamo partendo da parole. Che, con buona pace dei professori, non significano niente in sé. Sono potenze che attendono. Attendono di essere riempite di significato, di essere trasformate in eventi, in verità. Che altro significa tutta la ricerca teatrale del Novecento, se non dare il significato di oggi alle parole di ieri. Shakespeare non esiste. Noi non abbiamo modo di fare neanche il più piccolo passo indietro, non possiamo arretrare di un istante. Non sappiamo niente di ieri, figuriamoci di quattro secoli fa. Nel nostro presente ci sono solo le macerie del ieri, le rovine del passato, ciò che il tempo non ha ancora dissolto del tutto. Queste ci accompagnano. Di queste ci nutriamo, a queste diamo significato. Ecco che significa. Diamo un po' di presente ai cocci del passato e così ci illudiamo di dominare il tempo, di essere nel divenire. Questa operazione di costruzione di un passato per i frammenti insensati che possediamo  deforma la mente fino a portarla a vedere profondità e significati che non esistono. Che non esistono per gli altri voglio dire.  Non ha senso dire che un significato esiste e un altro no. Se qualcuno lo ha percepito, esiste. Prima non c'era e ora c'è. E' una questione di lacrime. La pasta di cui siamo fatti è il tempo. E il tempo è un'illusione. Come il teatro.

 

 


Copyright 2009 LATORRE EDITORE Il contenuto di queste pagine può essere utilizzato solo per uso personale e didattico info@operamondo.it