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RISORGIMENTO ITALIANO


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"La rivoluzione" è il più importante libro di Carlo Pisacane, che è stato una delle menti rivoluzionarie più ardenti dell'ardente Risorgimento d'Italia. Pisacane non fu un soltanto un teorico. Agì da rivoluzionario, da uomo romantico e folle. Fino al sacrificio finale, ucciso, insieme ai suoi compagni d'avventura, da quegli stessi popolani del Meridione d'Italia che avrebbero dovuto, secondo il suo progetto, unirsi alla rivoluzione. Ecco cosa scrive Pisacane: "I miei principî politici sono sufficientemente conosciuti; io credo al socialismo, ma ad un socialismo diverso dai sistemi francesi, tutti più o meno fondati sull'idea monarchica e dispotica, che prevale nella nazione: esso è l'avvenire inevitabile e prossimo dell'Italia e forse anche dell'Europa intiera. Il socialismo, di cui parlo, può definirsi in queste due parole: libertà e associazione". E "Schiavitù o socialismo; altra alternativa non v'è".

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Nel 1831 Mazzini si trova a Marsiglia in esilio dopo l'arresto e il processo subito l'anno prima in Piemonte a causa della sua affiliazione alla Carboneria. A Marsiglia Mazzini entra in contatto con i gruppi di Filippo Buonarroti e col movimento rivoluzionario francese ispirato a Saint Simon. e' un periodo di ripensamento e di analisi del fallimento dei moti nei ducati e nelle Legazioni pontificie del 1831. Mazzini capisce che le sette carbonare avevano fallito innanzitutto per la contraddittorietà dei loro programmi e per l'eterogeneità delle classi che ne facevano parte. Decide quindi di fondare il movimento La Giovine Italia su precisi obiettivi politici: indipendenza, unità, libertà. Allo scopo serve una grande mobilitazione popolare poiché la liberazione italiana non si può conseguire attraverso l'azione di pochi settari ma con la partecipazione delle masse. Gli strumenti per raggiungere queste mete sono soprattutto l'educazione e l'insurrezione. La Giovane Italia deve perdere il più possibile il carattere di segretezza, conservando quanto necessario a difendersi dalle polizie. Deve diventare "un'associazione tendente anzitutto a uno scopo di insurrezione, ma essenzialmente educatrice fino a quel giorno e dopo quel giorno".

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Il resoconto mirabile della grande avventura garibaldina. Un garibaldino letterato racconta in presa diretta la più romantica delle avventure ottocentesche. Un grande romanzo che è una cronaca di fatti reali. E vissuti in prima persona.Una grande lezione morale e civica. E una lettura trascinante. Da non perdere.

 

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Pellico scrisse le sue memorie di prigionia con l'intenzione di dimostrare, col suo esempio, come la religione possa essere conforto nella sventura. "Le mie prigioni" (1832) furono accolte con grande favore, soprattutto per la pacatezza di Pellico nel giudicare i suoi stessi carcerieri. Successo dovuto anche alla nitidezza della rappresentazione, lontana dallo svenevole sentimentalismo allora di moda. La popolarità del libro portò a una conseguenza che l'autore non aveva prevista:, più che alla propaganda etico-religiosa, "Le mie prigioni" servirono a quella patriottica, prima in Italia e poi anche all'estero, dove ebbe ristampe e numerose traduzioni, suscitando ovunque simpatia per l'Italia e odio contro lo straniero. Di ciò s'accorse Metternich, che tentò invano di far confutare il racconto di Pellico e di farlo mettere all'Indice. Ci fu chi disse che questo libro danneggiò l'Austria più di una battaglia perduta.

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LIBRO CARTACEO

 

Il grande romanzo di Ippolito Nievo inaugura la collana Risorgimento Italiano, dedicata al più eroico e avventuroso periodo della storia italiana. « Al povero giurisdicente, che coll'acume della paura intendeva meravigliosamente tutti questi discorsi, i sudori freddi venivano giù per le tempie, come gli sgoccioli d'una torcia in un giorno di processione. Il dover rispondere, il non voler dire né sì né no, era tal tormento per lui che avrebbe preferito di cedere tutti i suoi diritti giurisdizionali per esserne liberato » (Ippolito Nievo, "Le confessioni di un italiano") Risale al periodo che va tra la fine del 1857 e l'agosto del 1858 la stesura del romanzo "Le confessioni d'un italiano" che Nievo non pubblicò, sia perché non aveva trovato un editore disponibile, sia perché troppo impegnato nelle vicende garibaldine. Il romanzo verrà pubblicato nel 1867, dopo la morte dell'autore, a cura di Erminia Fuà Fusinato, moglie di Arnaldo Fusinato amico di Nievo, con alcuni interventi correttori e con il titolo "Le confessioni di un ottuagenario"

 

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