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La storia dell'Opera

LA PELLEGRINA

Gli intermezzi

Firenze, 2 maggio 1589 Per la festa di nozze del Granduca i Gelosi recitano La pazzia di Isabella, 'comedia all'improvviso', con l'interpretazione della famosissima Isabella Andreini (1562-1604). Successo strepitoso. Il canovaccio dello spettacolo verrà raccolto, insieme ad altri 50, da uno dei Gelosi, Flaminio Scala 'Flavio' (Il Teatro delle Favole Rappresentative, Venezia 1611). Durante gli stessi festeggiamenti, per l’allestimento della Pellegrina vengono ideati dal conte Giovanni Bardi sei intermedi, alcuni scritti da Ottavio Rinuccini, con musiche di differenti autori, tra cui Luca Marenzio e Emilio de’ Cavalieri. La parte musicale prevede madrigali a cinque e sei voci, cori doppi e tripli, e, nel finale, un madrigale alla cui esecuzione occorrono sette diverse formazioni vocali per un totale di trenta parti. L’orchestra comprende organi, liuti, lire, arpe, viole, tromboni e altri strumenti. Le forme musicali utilizzate negli intermedi italiani del Cinquecento sono varie e comprendono, esclusa la grande tradizione contrappuntistica fiamminga, tutte le forme contemporanee: arie, madrigali, cori, canzoni, canzonette, ecc. Gli "intermedi" sono uno spettacolo 'totale' e preludono, anche se non è facile individuare una linea evolutiva vera e propria, all'opera lirica, per almeno due motivi, come spiega Grout (1995, 46): “primo perché mantenne viva nei poeti e nei musicisti italiani l’idea di una possibile interazione tra teatro e musica; secondo, perché in questi lavori, così come nel ballet-comique, la forma esteriore dell’opera imminente è già delineata: un testo teatrale con intermezzi di musica, danze, scenografie meravigliose e macchine teatrali spettacolari. L’opera sarebbe nata quando il testo teatrale stesso fosse stato messo in musica e cantato invece che recitato”.

 

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