CLAUDIO
MONTEVERDI
L'incoronazione
di Poppea

La trama
PROLOGO.
Fortuna e Virtù si contendono il primato sulla vita
degli uomini, ma davanti ad Amore cedono le armi e
riveriscono in lui il vero padrone del mondo degli
uomini.
ATTO PRIMO
Prima scena.
Ottone, tradito da Poppea, si lamenta sotto le finestre
dell'abitazione della sua amata, dietro alle quali
giacciono insieme Nerone e Poppea. "E in grembo di
Poppea dorme Nerone".
Seconda scena. I
due soldati di guardia davanti alla casa di Poppea si
svegliano e imprecano contro Nerone che, preso
dall'amore di Poppea, non si occupa dei destini di Roma.
Terza scena. In
un'aria di accesa sensualità "Signor, deh, non partir",
Poppea prega Nerone di non andarsene. Nerone risponde
che nessuno deve sapere di loro fino a quando non si
libererà della moglie Ottavia, ripudiandola. Poppea si
lamenta di dover tenere nascosto il proprio amore.
Nerone la consola. "Tornerai?" chiede ripetutamente
Poppea. Nerone promette e infine va via. Tutta la scena
è musicata da Monteverdi con accenti di incandescente
erotismo.
Quarta scena.
Arnalta mette in guardia Poppea: l'imperatrice Ottavia,
la moglie di Nerone, ha scoperto il tradimento. La vita
di Poppea è in pericolo. I potenti sono vendicativi. Il
rapporto con Nerone inoltre è troppo impari:
l'imperatore non la sposerà mai. Poppea risponde di non
avere paura: "Per me guerreggia Amor, e la Fortuna".
Quinta scena.
Ottavia piange sconsolata per il tradimento di Nerone:
"In braccio di Poppea, / tu dimori felice e godi, e
intanto / il frequente cader dei pianti miei / pur va
quasi formando / un diluvio di specchi, in cui tu miri /
dentro alle tue delizie i miei martiri". La Nutrice
cerca di convincerla a ripagare Nerone con la stesa
moneta, trovandosi un amante. Ottavia rifiuta sdegnata.
Sesta scena. Seneca
cerca di portare sollievo alla pena di Ottavia con alti
pensieri morali: la tua virtù messa a dura prova vivrà
più a lungo di ogni bellezza. Ottavia risponde che no la
consola la gloria futura frutto degli odierni tormenti:
i tuoi, Seneca, sono "studiati artifizi / inutili rimedi
agl'infelici". Se Nerone la ripudierà per sposare Poppea,
lei, Ottavia, si farà monaca.
Settima scena. Il
filosofo, solo, medita sul dolore che si annida nelle
regge, sommerso dallo splendore.
Ottava e nona
scena. Nerone non accetta gli argomenti che Seneca usa
per convincerlo a non commettere un grave errore
politico ripudiando Ottavia. Egli sposerà Poppea
incurante del popolo e del Senato: '"Trarrò la lingua a
chi vorrà biasmarmi". Seneca insiste: è indegno di un re
compiere errori per un "femminella". Nerone va su tutte
le furie e insulta il filosofo, che conclude la scena
cantando "Il partito peggior sempre sovrasta, / quando
la forza alla ragion contrasta".
Decima scena. I due
amanti si scambiano infiammate parole d'amore. canta
Poppea "Signor le tue parole son sì dolci, [...] / come
parole le odo, / come baci io le godo". Nerone,
completamente perduto nel desiderio, le promette il
trono di imperatrice. Poppea prospetta gli ostacoli che
frapporrà Seneca, come se lo scettro fosse suo. Oggi
morrà, risponde Nerone.
Undicesima scena.
Ai lamenti di Ottone: "Neron felice i dolci pomi tocca,
/ e il solo pianto a me bagna la bocca", Poppea risponde
con sarcasmo: "io lascio te per arrivar ai regni".
Dodicesima scena.
Ottone, solo, e affranto, dichiara che porrà fine ai
suoi tormenti togliendosi la vita.
Tredicesima scena.
Ma alle tenere parole di Drusilla, innamorata di lui, si
riprende dal dolore e le promette che sarà suo.
ATTO SECONDO
Prima scena. Seneca,
solo, canta un inno alla solitudine, alla lontananza
dagli intrighi della corte.
Seconda scena.
Liberto, capo della guardia dei Pretoriani, porta
l'ordine di Nerone per Seneca: deve togliersi la vita.
Seneca ubbidisce serenamente: entro sera sarà morto.
Terza scena. In un
nobilissimo canto Seneca si rivolge agli amici dicendo
loro che per lui è giunta l'ora di mettere in pratica
quella virtù che ha celebrato per tutta la vita,
affrontando la morte con virile fermezza. Gli amici lo
implorano in un drammatico coro di non morire. Ma Seneca
chiede che gli preparino un bagno: si svenerà nell'acqua
tiepida.
Quarta, quinta e
sesta scena. Nerone e Lucano cantano allegramente la
morte di Seneca e le gioie dell'amore, le bellezze del
corpo femminile, scrigno di tesori e di gioie: "Bocca
che se mi porge / lasciveggiando il tenero rubino /
m'inebria il cor di nettare divino".
Settima, ottava e
nona scena. Ottavia, furente, chiede a Ottone che, in
cambio dei favori ottenuti, uccida Poppea. Ottone
indugia, parla tra sé sottovoce: uccidere chi amo!
Ottavia non ammette reticenze e minaccia: se non mi
ubbidisci ti accuserò di avermi voluto violentare e
morirai tra atroci tormenti. Ottone promette che
eseguirà gli ordini ed esce implorando tra i sospiri la
morte.
Decima scena.
Drusilla è felice per l'amore che Ottone le ha promesso.
La Nutrice lamenta le tristezze della vecchiaia, irrisa
dal Valletto.
Undicesima scena.
Ottone riferisce a Drusilla che deve uccidere Poppea per
ordine di Ottavia e le chiede di dargli i suoi abiti per
potersi avvicinare, travestito da donna, all'amante di
Nerone. Drusilla esulta: "di mia man travestirti io
voglio".
Dodicesima scena.
Poppea è felice. Ora che Seneca è morto potrà diventare
sposa dell'imperatore. Dopo aver pregato Amore, si
addormenta, cullata dal canto della nutrice.
Tredicesima
scena. Amore scende dal cielo, mentre Poppea dorme.
Amore viene
a proteggere Poppea dalla morte.
Quattordicesima
scena. Ottone, travestito da Drusilla, si avvicina a
Poppea che dorme e, dopo qualche esitazione, sta per
colpire, ma Amore sveglia la donna. Ottone fugge via, ma
Poppea lo vede e, dagli abiti, crede di riconoscere
Drusilla.
ATTO TERZO
Prima scena.
Drusilla aspetta ansiosa e felice il ritorno di Ottone.
Seconda scena.
Arnalta guida il Littore ad arrestare Drusilla, accusata
di aver tentato di uccidere Poppea.
Terza scena.
Interrogata da Nerone, Drusilla non tradisce l'amato e
si lascia condannare a morte senza difendersi.
Quarta scena. Ma
Ottone viene a discolpare la generosa innamorata.
Drusilla insiste nell'incolparsi. Davanti a tanta prova
di reciproco amore, Nerone risparmia la vita a entrambi,
condannando però Ottone all'esilio e alla povertà.
Drusilla chiede e ottiene di condividere il triste
destino di Ottone. Infine Nerone annuncia ufficialmente
il ripudio e il perpetuo esilio di Ottavia.
Quinta scena.
Duetto di gioia: finalmente sempre insieme.
Sesta scena.
Ottavia disperata dà l'addio a Roma, la sua patria, e
agli amici: "Vado a patir l'esilio in pianti amari".
Settima scena. La
Nutrice di Poppea pregusta gli onori che le competeranno
quando la sua Poppea sarà imperatrice.
Ultima scena. In
un tripudio di suoni festosi Consoli e Tribuni
incoronano Poppea imperatrice di Roma. Duetto d'amore
finale: "Pur ti miro, pur ti godo, / pur tu stringo, pur
ti annodo".