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La storia dell'Opera

La favola pastorale in musica

ITALIA Nella seconda metà del Cinquecento la favola pastorale è il genere teatrale di maggior successo, tanto da fa scrivere ad Angelo Ingegneri (regista dell’Edipo, spettacolo inaugurale del Teatro Olimpico di Vicenza, 1585) che “se non ci fossero state le pastorali, si sarebbe quasi potuto dire che il teatro fosse morto”. La favola pastorale, che ha il suo prototipo nell’Orfeo di Poliziano (Mantova, 1480) è “un poema lirico in forma teatrale, scritto per essere letto o rappresentato, dove fra campi, foreste e altre idilliche e amene ambientazioni si muovono pastori, pastorelle e divinità silvane". (Grout 1995, 47). Le vicende narrate sono stereotipate: intrecci amorosi e lievi peripezie portano sempre al lieto fine. L’attenzione degli autori e i gusti del pubblico sono attratti non tanto dalla trama quanto piuttosto dalla descrizione di ambienti e sentimenti, inteneriti da una delicata sensualità. La favola pastorale, che viene considerata come il più importante precedente dell’opera lirica, si presta particolarmente all’intervento musicale a causa del suo contenuto prevalentemente lirico e della presenza di cori, canzoni e danze. I teorici del tempo sottolineano che il linguaggio, ‘fiorito e soave’, e gli argomenti trattati sono particolarmente adatti alla musica: “così che gli si può concedere di avere la melodia in tutte le sue parti, massime perché vi si rappresentano deità, ninfe e pastori di quell’antichissimo secolo, nel quale la musica era naturale e la favella quasi poetica". (Doni, Trattato della musica scenica, in Solerti 1903, 203). Soprattutto in Aminta questo è vero. In quest’opera ogni frase sembra sottintendere una musica licenziosa. Come afferma John Addington Symonds (The Renaissance in Italy: Italian Literature, citato in Grout 1995, 50): “Col dramma pastorale gli Italiani inventarono un genere del tutto particolare che testimonia la loro originalità artistica e che condusse direttamente all’opera. La poesia era prossima a esaurirsi, ma la musica era pronta a prendere il suo posto. La matrice fantastica, presente nel mondo lirico del teatro arcadico, permise quella indeterminatezza e quel distacco dalle reali condizioni di vita che erano necessari alla nuova arte per formulare le sue prime creazioni ... Aminta e Il pastor fido... completano e concludono il Rinascimento, il quale così tramanda, per mezzo di una nuova forma d’arte, la sua forma e le sue istanze alle generazioni successive”.

 

 

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