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Opera
La storia dell'Opera
Giulio Caccini
(Roma 1550
ca. - Firenze 1618)
LE NUOVE MUSICHE
PREFAZIONE
A I LETTORI
Se gli studi della
musica fatti da me intorno alla nobile maniera di cantare dal
famoso Scipione del Palla mio maestro appresa, et altre mie
composizioni di più madrigali, et arie, composti da me in
diversi tempi io non ho sino ad hora manifestati, ciò è
addivenuto dal non istimare io : parendo à me che assai di onore
ricevessero dette mie musiche, e molto più del merito loro
veggendole continovamente esercitate, da i più famosi cantori, e
cantatrici d'Italia, et altri nobili, amatori di questa
professione.
Ma ora veggendo
andare attorno molto di esse lacere, e guaste, et in oltre
malamente adoperarsi quei lunghi giri di voci semplici, e doppi,
cioè raddoppiate, intrecciate l'una nell'altra ritrovate da me
per isfuggire quella antica maniera di passaggi che già si
costumarono, più propria per gli strumenti di fiato, e di corde,
che per le voci, et altresì usarsi indifferentemente, il
crescere, e scemare della voce, l'esclamazioni, trilli, e
gruppi, et altri cotali ornamenti alla buona maniera di cantare.
Sono stato
necessitato, et anco mosso da amici di far istampare dette mie
musiche ; et in questa prima impressione con questo discorso à i
Lettori mostrare le cagioni, che m'indussero à simil modo di
canto per una voce sola, affine che, non essendosi ne' moderni
tempi passati costumate (ch'io sappia) musiche di quella intera
grazia ch'io sento nel mio animo risonare, io ne possa in questi
scritti lasciare alcun vestigio, e che altri possa giungere alla
perfezione, che Poca favilla gran fiamma seconda.
Io veramente ne i
tempi che fioriva in Firenze la virtuosissima Camerata
dell'Illustrissimo Signor Giovanni Bardi de' Conti di Vernio,
ove concorreva non solo gran parte della nobiltà, ma ancora i
primi musici, et ingegnosi huomini, e Poeti, e Filosofi della
Città, havendola frequentata anch'io, posso dire d'havere
appreso più da i loro dotti ragionari, che in più di trent'anni
non ho fatto nel contrappunto, imperò che questi intendentissimi
gentilhuomini mi hanno sempre confortato, e con chiarissime
ragioni convinto, à non pregiare quella sorte di musica, che non
lasciando bene intendersi le parole, guasta il concetto, et il
verso, ora allungando, et ora scorciando le sillabe per
accomodarsi al contrappunto, laceramento della Poesìa, ma ad
attenermi à quella maniera cotanto lodata da Platone, et altri
Filosofi, che affermarono la musica altro non essere, che la
favella, e' l rithmo, et il suono per ultimo, e non per lo
contrario, à volere, che ella possa penetrare nell'altrui
intelletto, e fare quei mirabili effetti, che ammirano gli
Scrittori, e che non potevano farsi per il contrappunto nelle
moderne musiche, e particolarmente cantando un solo sopra
qualunque strumento di corde, che non se ne intendeva parola per
la moltitudine de i passaggi, tanto nelle sillabe brevi quanto
lunghe, et in ogni qualità di musiche pur che per mezzo di essi
fussero dalla plebe esaltati, e gridati per solenni cantori .
Veduto adunque, si
com' io dico che tali musiche, e musici non davano altro diletto
fuori di quello, che poteva l'armonia dare all'udito solo, poi
che non potevano esse muovere l'intelletto senza l'intelligenza
delle parole, mi venne pensiero introdurre una sorte di musica,
per cui altri potesse quasi che in armonia favellare, usando in
essa (come altre volte ho detto) une certa nobile sprezzatura di
canto, trapassando talora per alcune false, tenendo però la
corda del basso ferma, eccetto che quando io me ne volea servire
all'uso comune, con le parti di mezzo tocche dall'istrumento per
esprimere qualche affetto, non essendo buone per altro.
La onde dato
principio in quei tempi à questi canti per una voce sola,
parendo à me che havessero più forza per dilettare, e muovere,
che le più voci insieme, composi in quei tempi, i Madrigali,,
Perfidissimo volto,, Vedrò 'l mio sol,, Dovrò dunque morire; e
simili; e particolarmente l'aria sopra l'Egloga del Sanazzaro ,,Itene
à l'ombra de gli ameni faggi in quello stile proprio, che poi mi
servì per le favole, che in Firenze si sono rappresentate
cantando. I quali Madrigali, et Aria uditi in essa camerata con
amorevole applauso, et esortazioni ad eseguire il mio
presupposto fine per tal camino mi mossero a trasferirmi à Roma
per darne saggio anche quivi, ove fatti udire detti Madrigali et
Aria, in casa del Signor Nero Neri à molti gentilhuomini, che
quivi s'adunavano, e particolarmente al Signor Lione Strozzi,
tutti possono rendere buona testimonianza quanto mi esortassero
à continovare l'incominciata impresa dicendomi per sino à quei
tempi, non havere udito mai armonia d'una voce sola, sopra un
semplice strumento di corde, che havesse havuto tanta forza di
muovere l'affetto dell'animo quanto quei madrigali ; sì per lo
nuovo stile di essi come perche costumandosi anco in quei tempi
per una voce sola i madrigali stampati a più voci, non pareva
loro, che per l'artifizio delle parti corrispondenti fra loro,
la parte sola del soprano di per se sola cantata havesse in se
affetto alcuno.
Onde ritornato io à
Firenze, e considerato, che altresì in quei tempi si usavano per
i musici alcune Canzonette per lo più di parole vili, le quali
pareva à me, che non si convenissero, e che tra gli huomini
intendenti non si stimassero ; mi venne anco pensiero per
sollevamento tal volta de gli animi oppressi, comporre qualche
canzonetta à uso di aria per poter usare in conserto di più
strumenti di corde; e comunicato questo mio pensiero à molti
gentilhuomini della Città fui compiaciuto cortesemente da essi
di molte canzonette di misure varie di versi, si come anche
appresso dal Signor Gabbriello Chiabrera, che in molta copia, et
assai diversificata da tutte l'altre ne fui favorito prestandomi
egli grande occasione d'andar variando, le quali tutte composte
da me in diverse arie di tempo in tempo, state non sono poi
disgrate eziandio à tutta Italia, servendosi ora di esso stile
ciascuno, che ha volsuto comporre per una voce sola, e
particolarmente qui in Firenze, ove stando io già sono
trentasette anni à gli stipendi di questi Serenissimi Principi
mercè della loro bontà qualunque ha volsuto ha potuto vedere, et
udire à suo piacere tutto quello, che di continovo ho operato
intorno à si fatti studi ...
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