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La storia dell'Opera

Bernardo Buontalenti

Nato a Firenze nel 1531 e morto nella stessa città nel 1608, Bernardo Buontalenti è il tipico rappresentante del manierismo toscano. Lavora per i Medici, succedendo all'Ammannati. E' architetto, orefice, addetto ai fuochi artificiali, oltre che scenografo e costumista di straordinaria fantasia. Ammirato da tutta Europa, è soprannominato 'Bernardo delle girandole'. Agilità e movimento delle forme lo affascinano, così come il lusso delle stoffe, delle pietre, degli oggetti preziosi.

Bernardo Buontalenti, dei e segni planetari per i costumi della Pellegrina. Firenze, Biblioteca Nazionale. Gli spettacoli fiorentini del Bardi 'inventore' e del Buontalenti scenografo sono intrisi di significati cosmici.

Firenze, 1586 Per inaugurare il Teatro Mediceo che Bernardo Buontalenti (1536-1608) ha costruito in una sala a due piani del palazzo degli Uffizi, lo stesso Buontalenti allestisce L'amico fido di G. Bardi con scene illusionistiche. L’illusione comincia già dalla sala, entrando nella quale gli spettatori hanno l'impressione di entrare in un giardino: “Sopra i gradi cominciava un ordine di balaustri finti di finissimi marmi, che formavano un vaghissimo ballatoio; dal piano di questa sorgea una spalliera di mortella fiorita; dopo questa, in cima di varie piante d'ogni sorta di frutti, vedeansi pendere gran quantità di pomi, altri acerbi, altri maturi, e tali ancora appena usciti del fiore; fra dette piante vedeansi camminare diversi animali, come lepri, capriuoli, ed altri sì fatti, che parevano veri particolarmente nel moto, che e' facevano attorno alle piante; eranvi più sorte d'uccelli, alcuni de’ quali con ali spiegate vedeansi nell'aria quasi volando; ne' vani tra finestra e finestra erano vasi di bellissime piante odorifere, ed altre di fiori di tutta bellezza, che spargevano odore soavissimo; ed insomma con tutto quest'ornamento facevasi comparire un vero ed amenissimo giardino» (Baldinucci, in Zorzi 1977, 112). La scena coniuga anch’essa elementi artificiali e particolari reali. Sullo sfondo che mostra in prospettiva una veduta antologica di Firenze si muovono attori in carne e ossa e, in lontananza, sagome di cavalieri, carrozze e cocchi in movimento. Questo allestimento ha una grande importanza nell'evoluzione del concetto di spazio scenico, in quanto inaugura il consapevole uso della prospettiva non più come strumento intellettuale di strutturazione dello spazio, ma come mezzo di fascinazione illusionistica.

Bernardo Buontalenti, Ninfa marina, disegno per i costumi della Pellegrina. Firenze, Biblioteca Nazionale.

Firenze, 2 maggio 1589 Per la festa di nozze del Granduca i Gelosi recitano La pazzia di Isabella, 'comedia all'improvviso', con l'interpretazione della famosissima Isabella Andreini (1562-1604). Successo strepitoso. Il canovaccio dello spettacolo verrà raccolto, insieme ad altri 50, da uno dei Gelosi, Flaminio Scala 'Flavio' (Il Teatro delle Favole Rappresentative, Venezia 1611). Durante gli stessi festeggiamenti, per l’allestimento della Pellegrina vengono ideati dal conte Giovanni Bardi sei intermedi, alcuni scritti da Ottaviano Rinuccini, con musiche di differenti autori, tra cui Luca Marenzio e Emilio de’ Cavalieri. La parte musicale prevede madrigali a cinque e sei voci, cori doppi e tripli, e, nel finale, un madrigale alla cui esecuzione occorrono sette diverse formazioni vocali per un totale di trenta parti. L’orchestra comprende organi, liuti, lire, arpe, viole, tromboni e altri strumenti. Le forme musicali utilizzate negli intermedi italiani del Cinquecento sono varie e comprendono, esclusa la grande tradizione contrappuntistica fiamminga, tutte le forme contemporanee: arie, madrigali, cori, canzoni, canzonette, ecc. Gli intermedi sono uno spettacolo 'totale' e preludono, anche se non è facile individuare una linea evolutiva vera e propria, all'opera lirica, per almeno due motivi, come spiega Grout (1995, 46): “primo perché mantenne viva nei poeti e nei musicisti italiani l’idea di una possibile interazione tra teatro e musica; secondo, perché in questi lavori, così come nel ballet-comique, la forma esteriore dell’opera imminente è già delineata: un testo teatrale con intermezzi di musica, danze, scenografie meravigliose e macchine teatrali spettacolari. L’opera sarebbe nata quando il testo teatrale stesso fosse stato messo in musica e cantato invece che recitato”.

Firenze, ottobre 1600 I festeggiamenti per le nozze di Maria de' Medici col re di Francia Enrico IV aprono degnamente il secolo teatrale per eccellenza. Dopo aver assistito a Palazzo Pitti alla nuova meraviglia dell'arte italiana: il melodramma (Euridice di Ottavio Rinuccini e Jacopo Peri), gli invitati stupiscono alle invenzioni del Buontalenti per Il rapimento di Cefalo “composta dal sig. Gabriello Chiabrera e messa in musica da Giulio Caccini [...] alla presenza della Novella Regina, del card.le Legato, e di ben tremila gentiluomini e di ottocento gentildonne. Vi cantarono più di cento musici; vi oprarono più di mille altre persone, attese le macchine di più sorte che vi furono e tutte meravigliose, ordinate e condotte da Bernardo Buontalenti con somma sua lode. Dissesi che questa sola festa fosse costata al Granduca 60.000 scudi". (Federico Zuccari). Nel Rapimento di Cefalo il Buontalenti tocca il vertice della suo virtuosismo illusionistico: albe, tramonti, crolli di intere montagne, caverne squarciate, carri sommersi dal mare, si alternano in un fantasmagorico gioco che preannuncia , ad apertura del nuovo secolo, il teatro seicentesco.

 

 

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